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IL MIELE: REGOLE, DIFETTI E FRODI

 

 

Il miele è il prodotto alimentare che le api producono dal nettare dei fiori che raccolgono, trasformano, combinano con sostanze specifiche proprie, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare. In questo processo avvengono numerosi scambi da un’ape all’altra, all’interno dell’alveare, che consentono una graduale maturazione ed arricchimento di enzimi che derivano dalle secrezioni ghiandolari delle api stesse.

 

Rintracciabilità ed etichettatura del miele

La normativa comunitaria e nazionale impongono obblighi riguardanti tracciabilità ed etichettatura del miele.

Il miele proveniente da un allevamento apistico sottoposto a regime di controllo secondo le norme previste dal Regolamento (CEE) n. 2092/91 e successive modifiche può essere commercializzato, con riferimento al metodo di produzione biologico, solo se il produttore o il confezionatore sono in grado di assicurare un sistema di rintracciabilità lungo l’intera catena produttiva, a partire dal prelievo dei melari e fino al prodotto confezionato, compreso il trasporto e la distribuzione al consumatore finale. Tale sistema deve essere validato dall’organismo certificatore.

I melari raccolti negli apiari devono essere identificati e il miele dagli stessi prelevato e trasportato nei locali di lavorazione deve essere raccolto in contenitori dedicati e identificati, sui quali verranno annotati, mediante etichettatura, il riferimento al metodo di produzione biologico e la natura dello stesso; le ulteriori informazioni (quantità, lotto del prodotto e località di provenienza del melario) devono risultare dal registro di preparazione prodotti.

Qualora l’azienda produttrice non provveda direttamente alla smielatura e/o al confezionamento, il trasporto del miele dall’azienda al centro di trasformazione deve avvenire in melari o in recipienti dedicati e identificati, sui quali verranno annotati, mediante etichettatura, il riferimento al metodo di produzione biologico e la natura.

Le informazioni relative alla provenienza e alla quantità, si rinvengono dal registro di preparazione prodotti del laboratorio di trasformazione (laboratorio di smielatura e/o centro di confezionamento), che provvede al collegamento di tali dati mediante l’apposizione di un numero di partita sui contenitori stessi. Le forme di confezionamento ammesse sono quelle che costituiscono unità di vendita. I lotti di produzione dovranno sempre essere identificati, mediante apposita etichettatura, così come previsto dal registro di preparazione prodotti.

Qualora le aziende che producono miele biologico, per qualsiasi motivo, detengano miele non biologico (ovviamente né prodotto né lavorato nell’azienda), questo deve essere tenuto in recipienti facilmente identificabili e posti in zona separata, ben indicata; inoltre la presenza di tale miele deve essere adeguatamente documentata. Le aziende di trasformazione, qualora trattino sia miele convenzionale, sia miele biologico, devono assicurare che quest’ultimo venga lavorato in giorni prestabiliti, comunicati almeno una settimana prima all’Organismo di controllo. Tale lavorazione deve avvenire in cicli temporali definiti, con la garanzia che vi sia la separazione spazio-temporale fra le diverse partite. In particolare, quando non sia possibile la separazione fisica delle linee di produzione, per evitare contaminazioni, bisognerà vuotare completamente gli impianti e procedere alla loro pulizia ed alla loro disinfezione prima di iniziare la lavorazione del miele biologico.

Gli obblighi relativi all'etichettatura del miele sono contenuti nel Decreto legislativo 179/04, relativo all'attuazione della Direttiva 2001/110/CE concernente la produzione e la commercializzazione del miele, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 168 del 20 luglio 2004. Il nuovo decreto fa inoltre riferimento alla norma generale sull'etichettatura e presentazione dei prodotti alimentari (D.Lgs. 109/92, modificato dal D.Lgs. 23/06/03 n. 181, G.U. 167 del 21/07/03).

Le indicazioni obbligatorie sono:

·         la denominazione di vendita (la parola miele o una delle definizioni di cui all'art. 1);

·         la quantità netta o nominale

·         il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede del produttore o confezionatore o venditore

·         la dicitura di identificazione del lotto di produzione.

·         l'indicazione del termine preferenziale di consumo (data fino alla quale il responsabile della commercializzazione considera che il prodotto conservi le sue proprietà specifiche e resti entro i limiti di composizione stabiliti dalla norma);

·         il Paese d'origine;

·         la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento (quando diverso dall'indirizzo del responsabile di commercializzazione già indicato in etichetta).

Il termine preferenziale di consumo è di diciotto mesi dalla smielatura per i mieli a invecchiamento più rapido e le zone più calde (la velocità di degradazione del miele è fortemente influenzata dalla temperatura di conservazione); due anni o due anni e mezzo per le altre situazioni.Per i prodotti con tempi di conservazione di quest'ordine di grandezza, è consentito indicare la data sia con giorno, mese e anno, che con solo mese e anno (per i prodotti che si conservano fino a 18 mesi) o anche con il solo anno (per i prodotti conservabili per più di diciotto mesi).

Quando nella data non sia presente il giorno, l'indicazione "da consumarsi preferibilmente entro" deve essere sostituita da "da consumarsi preferibilmente entro la fine". Tali diciture devono essere nello stesso campo visivo in cui compare la parola “miele” e il peso netto. Il Paese o i Paesi di origine del miele (cioè dove il miele è stato raccolto) devono essere indicati in chiaro. La dicitura, largamente utilizzata, “miele italiano”, in base a un parere espresso dalla repressione frodi, viene ritenuta atta ad ottemperare a quest'obbligo.

Nel caso delle miscele di più Paesi è consentito l'uso, secondo i casi, delle diciture “Miscela di mieli originari della CE”, “Miscela di mieli non originari della CE”, “Miscela di mieli originari e non originari della CE”, senza citare i singoli Paesi. Sono inoltre permesse indicazioni relative all'origine botanica geografica. Le diciture quali “miele di montagna”, “miele di prato” e “miele di bosco” non sono ammissibili. 

Sono vietate invece, in base alle norme generali sull'etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari preconfezionati, le indicazioni che possano indurre in errore l'acquirente sulle caratteristiche del prodotto, che gli attribuiscano effetti o proprietà che non possiede, che suggeriscano particolari qualità quando tutti i prodotti alimentari analoghi possiedono caratteristiche identiche, o che attribuiscano al prodotto alimentare proprietà atte a prevenire, curare o guarire una malattia umana o accennino a tali proprietà.

 

Difetti e rischi del miele

I principali difetti che possono riscontrarsi nel miele sono la separazione in fasi, la comparsa di striature bianche e il cambiamento di colore. Ecco quando si verificano e perché:

Separazione in fasi: la trama cristallina precipita verso il fondo del vasetto e affiora una fase liquida arricchita di acqua. L'inconveniente si manifesta nei mieli con elevato grado di umidità e/o in quelli conservati per troppo tempo e a temperatura troppo elevata

Striature biancastre: quando affiorano in superficie (schiuma) possono essere dovute alla risalita di minuscole bolle d'aria inglobate nella massa del miele durante la lavorazione oppure alla formazione di anidride carbonica. Mentre nel primo caso si tratta di un problema solo estetico, nel secondo questa formazione è indizio di un processo fermentativo in atto: il miele è in questo caso irrecuperabile. E' possibile distinguere tra i due tipi di difetti all'assaggio: un miele fermentato presenta al gusto un sapore leggermente acidulo.
Se queste venature si notassero su tutta la superficie del vasetto sarebbe invece ipotizzabile l'avvenuta espulsione di aria in fase di cristallizzazione più o meno repentina (macchie di retrazione).

Cambiamento di colore: generalmente mieli sottoposti ad un riscaldamento eccessivo oppure conservati per troppo tempo e in condizioni non ottimali, tendono ad assumere una colorazione più scura, gli aromi tipici si affievoliscono mentre compare l'odore e il sapore di caramello e un gusto più amaro dovuto alla degradazione del fruttosio.

 

Le frodi del miele

La norma mondiale sul miele (FAO/WHO) definisce in maniera precisa e univoca il prodotto al quale è riservata la denominazione "miele"; tale definizione, ripresa dalla direttiva comunitaria e dalla legge italiana sul miele è la seguente: "... per miele si intende il prodotto alimentare che le api domestiche producono dal nettare dei fiori o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o che si trovano sulle stesse, che esse bottinano, trasformano, combinano con sostanze specifiche proprie, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell'alveare". In altra parte delle norme citate viene specificato che al prodotto commercializzato come tale non può essere aggiunta nessuna altra sostanza. Questa definizione non lascia spazio agli equivoci: il miele è tale solo quando proviene interamente dalla natura e non è miele il prodotto al quale l'uomo abbia aggiunto zuccheri esogeni, sia direttamente, sia attraverso l'alimentazione delle api.

Così non può essere commercializzato con la denominazione "miele" un prodotto addizionato di aromi, oli essenziali, estratti di frutta, conservanti, addensanti o gelificanti. Le norme proteggono, in questo caso, la specificità del miele rispetto a tutti gli altri alimenti a prevalenza zuccherina: tutte le alternative al miele (zucchero, sciroppi zuccherini, confetture, creme spalmabili) sono infatti il risultato dell'inventiva e delle attività umane. Solo il miele è un prodotto interamente non trasformato dall'uomo, in cui le caratteristiche, l'aroma e le proprietà derivano esclusivamente dalle piante e dall'alveare: il venir meno, anche parziale, di questa peculiarità lo renderebbe un prodotto equivalente agli altri dal punto di vista dell'origine, ma svantaggiato in termini di prezzo e costanza delle caratteristiche.

Tra le principali attività fraudolente aventi ad oggetto il miele si segnalano: l’aggiunta di zuccheri di altra origine; la vendita di un miele di origine botanica diversa da quella dichiarata e la vendita di mieli extracomunitari per mieli italiani

1. Aggiunta di zuccheri esogeni

Il timore che al miele possano essere aggiunti zuccheri esogeni è comune tra i consumatori, che sono pronti a sospettare l'inganno ogni volta che il prodotto si presenta diverso dall'atteso. Si tratta, però, di un timore è fondato?

Le frodi sul miele sono state negli ultimi vent'anni, in Europa, un evento raro a causa della bassa differenza esistente tra il costo delle materie prime necessarie alla frode ed il prezzo del miele; questo ha reso poco interessante, dal punto di vista economico, la fabbricazione di miele contraffatto. Purtroppo la situazione, negli ultimi anni è cambiata: due annate successive di raccolto molto scarsi nei paesi maggiori produttori mondiali (Cina, Messico, Stati Uniti, Argentina, Canada) hanno portato ad una carenza complessiva di prodotto sul mercato internazionale e ad un aumento considerevole delle quotazioni all'ingrosso; tutto ciò ha reso le frodi molto più probabili.

E' inoltre possibile che questa situazione di mancanza di prodotto sul mercato mondiale si cronicizzi a causa sia dell'aumento del consumo interno in alcuni paesi in via di sviluppo, che in precedenza producevano solo per l'esportazione, sia alla riduzione globale del numero di alveari dovuta alla varroa o all’uso massiccio di pesticidi (vedi la recente moria di api in Germania con accuse e sospetti rivolti ad pesticidi prodotti dalla Bayern)

Quanto alle disponibilità di materie prime adatte a falsificare il miele, l'industria agro-alimentare moderna produce oggi sciroppi con composizione zuccherina che può anche essere praticamente identica a quella del miele. Questi sciroppi vengono largamente utilizzati nell'industria alimentare e delle bevande. Vengono prodotti a partire dall'amido del mais o di altri cereali per mezzo di una trasformazione chimica ed enzimatica (idrolisi), che ne trasforma gli zuccheri in modo da ottenere un elevato contenuto di fruttosio; successivamente vengono purificati e decolorati.

In questi ultimi anni, in concomitanza con la mancanza di prodotto sul mercato internazionale, le segnalazioni relative al problema delle frodi sono state sempre più frequenti. In Francia, la repressione frodi ha eseguito un'inchiesta, nel primo semestre del 1995, su una cinquantina di prelievi di cui 5 contenevano tra il 15 e il 20-25% di zuccheri esogeni: tutti e cinque provenivano dalla Cina. Il Sindacato degli Apicoltori Professionisti ha svolto, per proprio conto, un'indagine analoga, eseguendo prelievi mirati: da questi dati, ancora ufficiosi, emergerebbe che il 60% dei campioni prelevati conteneva zuccheri esogeni. Nella maggior parte dei casi si trattava ancora una volta di mieli di origine cinese, ma sono risultati adulterati anche prodotti dichiarati di altra origine; c'è da notare però che l'origine effettiva dei prodotti non è stata verificata e potrebbe trattarsi, anche in questi casi, di mieli cinesi.

In Spagna uno studio analogo, svolto per iniziativa privata, ha permesso di trovare 7 campioni positivi per l'aggiunta di sciroppi di mais o di canna in quantità compresa tra l'8 il 26%, ma la mancanza di altre informazioni (numero e tipologia di campioni analizzati) non ci permette di stimare la portata di questi dati.

In Italia due analoghi sondaggi, uno su 20 e l'altro su 27 campioni di miele presenti nei punti vendita della grande distribuzione ha permesso di trovare nel primo caso un campione e nel secondo 3 campioni positivi alla ricerca di zuccheri esogeni. In tutti i casi si trattava di prodotti di origine cinese, totalmente o in parte, e le quantità di zuccheri esogeni aggiunte erano dell'ordine del 9-14%. Questo tipo di frode, fatta per aggiunta di ridotte quantità di HFCS (high fructose corn syrup, cioè sciroppi ottenuti dall’amido di mais con alto contenuto di fruttosio) passa inosservata attraverso le analisi tradizionali e comporta quindi rischi ridotti per il frodatore, ma permette di aumentare la quantità di prodotto disponibile e di abbassare il prezzo di vendita, causando problemi gravissimi sul mercato internazionale.

Esiste un ulteriore tipo di frode: il miele per l'industria" venduto per "miele" . La legge 753/82 definisce "miele per l'industria" o "miele per pasticceria" un prodotto che, pur idoneo al consumo umano, presenta una difettosità tale da non permettere l'uso diretto, come miele da tavola. Si tratta di miele che presenta segni di fermentazione, odore o sapori estranei o si sia eccessivamente modificato a seguito di riscaldamento o conservazione prolungata; quindi di un prodotto si seconda qualità, quindi

Da quando la Cina è diventata uno dei nostri maggiori fornitori di miele, questa frode è diventata estremamente comune, anche se non viene riconosciuta tale. Il miele cinese infatti presenta sempre segni di una pregressa fermentazione, che viene bloccata prima dell'esportazione, e di un sapore metallico, cui corrispondono valori di ferro da 2 a 10 volte maggiori rispetto ai valori normalmente riscontrati nel prodotto di altre origini. Tale sapore può essere considerato come estraneo ed è dovuto al contatto con recipienti non idonei; contatto che avviene nel paese di origine, in quanto i contenitori nei quali giunge in Europa appaiono corretti. Per questi due motivi il prodotto dovrebbe essere considerato, ai sensi della legge 753/82 (nonché della direttiva europea) "miele per l'industria" e come tale identificato sui contenitori e conseguentemente utilizzato. Poiché la legge non definisce come debba essere valutata la fermentazione e come debba essere fatto l'esame organolettico per la valutazione degli odori e sapori estranei, di fatto nessuno è in grado di applicarla. Questa situazione ha gravi conseguenze per l'immagine del prodotto in quanto, nei punti vendita della grande distribuzione e discount, almeno un prodotto su tre è di origine cinese (perlomeno in parte): il consumatore che incappi in tali prodotti ha buone probabilità di disaffezionarsi al miele per sempre, visto che l'odore e il sapore sono decisamente poco gradevoli e il ferro che vi è contenuto rende scure le bevande che contengono tannino (per esempio il thè).

2. Le frodi collegate all’origine botanica del miele

Le differenze che esistono tra un miele e l'altro sono principalmente dovute, come tutti gli apicoltori sanno, alla variabilità del nettare che costituisce la materia prima della quale le api si approvvigionano. In Italia (e così in tutti i paesi mediterranei) la variabilità del prodotto è un elemento sul quale ci si basa molto per la promozione del miele. In questo senso è più corretto parlare di non di “miele”, ma di "mieli", al plurale, come si usa fare per i vini, i formaggi, gli oli.

La direttiva europea sul miele (409/74) e la legge italiana di recepimento della stessa (753/82) prevedono la possibilità di qualificare il miele in due maniere diverse sulla base dell'origine geografica e sulla base dell'origine botanica. Nel caso dell'origine botanica, tuttavia, la direttiva è vaga e incompleta e lascia un margine (troppo) ampio all'interpretazione. Si dice infatti che si può applicare un'identificazione inerente all'origine floreale o vegetale se il prodotto proviene soprattutto da tale origine e ne possiede le caratteristiche organolettiche, fisico-chimiche e microscopiche. Ma cosa vuol dire quel "soprattutto"? E' il 51% o il 99%? Quale deve essere la percentuale d'origine da una determinata specie, per poter legalmente utilizzare la denominazione uniflorale? Attualmente non esiste un sistema di analisi certo che consenta di identificare per ogni possibile origine botanica, uno o più "marcatori", sostanze cioè che sono presenti esclusivamente nel nettare della specie in questione. L’unico metodo valido ed efficace è allora quello di individuare attraverso l’analisi organolettica del prodotto la composizione e le caratteristiche che garantiscano che il consumatore che compra un vasetto di miele di robinia, per esempio, trovi sì un miele prodotto principalmente sulle fioriture di robinia, ma soprattutto un miele costante da una volta all'altra, con un certo colore, un certo aspetto fisico, un certo odore e un certo sapore.

-          Al momento attuale i mieli uniflorali italiani caratterizzati sono 17 e per alcuni altri lo studio è in corso. Questo lavoro è stato svolto dall'Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna e dalla Sezione Operativa di Apicoltura di Roma dell'Istituto Sperimentale per la Zoologia Agraria e non ha equivalenti negli altri paesi europei. Ecco in sintesi i mieli unifloreali catalogati in Italia, con le loro principali caratteristiche organolettiche>:

-          Acacia: liquido trasparente; da bianco acqua a giallo paglierino chiaro; tenue floreale; vellutato, di confetto, delicato, fine;

-          Agrumi: cristallizzato a granulazione variabile; bianco traslucido; caratteristico del fiore di origine, fresco, penetrante; caratteristico e delicato, lievemente acidulo;

-          Castagno: liquido più o meno trasparente; da ambra ad ambra scuro con tonalità rossastra; molto intenso, floreale balsamico caratteristico; forte, persistente, un po' tannico, retrogusto amaro;

-          Colza: cristallizzato a granulazione fine, pastoso; bianco grigiastro o ambra chiarissimo; forte di idrogeno solforato (di cavoli); intenso, persistente, solforato;

-          Corbezzolo: liquido o cristallizzato a granulazione fine, cremoso; ambra più o meno scuro con sfumature grigio verdastre; abbastanza forte, fresco, caratteristico di vegetale; intensamente amaro, persistente, fresco;

-          Erica: cristallizzato a granulazione medio fine, per lo più denso; ambra aranciato più o meno intenso; floreale intenso caratteristico, fresco; forte floreale che ricorda l'anice, persistente;

-          Eucalipto: cristallizzato fine, compatto, adesivo; da ambra chiaro ad ambra con tonalità grigio-verdastre; forte, caratteristico, pungente, intenso dei fiori; maltato, di cotto, aromatico persistente (effetto "mou");

-          Fruttiferi (Prunus, Pirus, Malus): cristallizzato a granulazione fine, pastoso, fondente; ambra chiaro grigiastro o rossiccio; forte dei fiori di mandorle amare; fresco, intenso, leggermente amaro, caratteristico;

-          Girasole: cristallizzato a granulazione medio fine, compatto; giallo dorato più o meno intenso, vivace; leggero di vegetale che ricorda il polline fresco; neutro, asciutto, caratteristico aroma di polline;

-          Lavanda: cristallizzato finissimo pastoso; ambra più o meno chiaro con riflessi giallognoli; intenso aromatico, fresco; caratteristico, fine, aromatico, leggermente vegetale;

-          Leguminose (trifoglio, erba medica, lupinella, ginestrino): cristallizzato a granulazione fine, pastoso; da bianco opaco ad ambra chiaro;  debole, leggermente floreale con qualche nota di fieno e/o di idrogeno solforato; delicato, abbastanza neutro, a volte acidulo e leggermente piccante in gola;

-          Melata d'abete: liquido raramente cristallizzato; ambra scuro con riflessi rosso verdastri; intenso, balsamico-resinoso; forte, leggermente maltato, vellutato, balsamico-resinoso;

-          Melata di latifoglie: cristallizzato a granulazione fine, ritardata; ambra-nocciola scuro opaco; forte, penetrante, a volte pesante; forte di vegetale fresco, caratteristico;

-          Rosmarino: cristallizzato a granulazione medio fine; bianco o ambra chiarissimo; tenue ma caratteristico dei fiori di origine; molto fine, delicato, debolmente aromatico;

-          Sulla: cristallizzato a granulazione fine, pastoso; bianco cera o ambra chiarissimo opaco; molto tenue, floreale, leggermente di fieno; neutro, senza alcun retrogusto;

-          Tarassaco: cristallizzato a granulazione fine, compatto, adesivo; giallo limone vivo spesso con sfumature grigiastre; forte dei fiori, leggermente ureato, pungente; forte, persistente, piccante in gola, lievemente ureato;

-          Tiglio: cristallizzato a granulazione fine, pastoso, un po' adesivo; da ambra giallognolo ad ambra scuro rossastro; forte, caratteristico, leggermente mentolato; balsamico, di mentolo, molto persistente;

Tuttavia n assenza di chiarezza nei sistemi di individuazione e di controllo, le denominazioni fantasiose, basate sull'attrattiva che queste possono avere sul consumatore, più che sulla veridicità, trasparenza e verificabilità, abbondano. Si possono trovare diverse tipologie di denominazioni contestabili: le indicazioni sibilline, quali "miele di prateria", "di bosco", "di montagna", sono sempre veritiere, se si considera come prateria qualunque superficie con pinte erbacee, bosco anche la fila di alberi e arbusti che fiancheggia la ferrovia e montagna qualsiasi rilievo, in qualsiasi parte del mondo che superi i 500 m s.l.m. Meno comuni sono le denominazioni uniflorali di fantasia, relative a piante non o scarsamente nettarifere (mieli di achillea, di rosa, di albicocco); accanto a queste, si possono trovare denominazioni altamente improbabili in quanto la pianta citata molto raramente ha una copertura sufficiente e non sovrapposta ad altre fioriture (mieli di melone, di biancospino, di mirto, di epilobio, di meliloto, di rovo).

3. I mieli ‘nostrani’ e gli ‘extracomunitari’

Il miele è indubbiamente un prodotto molto legato al territorio di produzione, in quanto le sue caratteristiche di composizione e organolettiche derivano principalmente dalla tipo di flora bottinata. Sebbene l'elemento origine geografica non permette di stabilire graduatorie qualitative assolute e immutabili, esso è sicuramente alla base di differenze relativamente costanti, riconoscibili sia a livello organolettico che di composizione e che rendono i prodotti di diversa origine geografica non equivalenti l'uno all'altro. Alle differenza obiettive e verificabili a livello analitico devono aggiungersi quelle di immagine che fanno sì che il consumatore preferisca un prodotto all'altro anche senza conoscerne le caratteristiche obiettive.

Nell'attuale direttiva comunitaria, della quale la legge italiana dovrebbe essere il recepimento completo e privo di modifiche, gli obblighi relativi alle denominazioni d'origine non sono così puntuali: si indica solo che "gli Stati membri possono mantenere le disposizioni nazionali che prescrivono l'indicazione del paese d'origine, fermo restando che tale menzione non può più essere richiesta per il miele originario della Comunità". Questo lascia aperta una strada, un po' tortuosa a dire il vero, al prodotto extracomunitario commercializzato senza indicazione d'origine geografica, in quanto un miele confezionato in Germania, dove non esiste l'obbligo di indicare l'origine extracomunitaria, può, per il principio della libera circolazione delle merci tra gli Stati membri, essere venduto in Italia senza necessità di adeguare le etichette alle più restrittive norme italiane.

Quel che certo è che in assenza di indicazioni specifiche di provenienza, il miele deve intendersi prodotto nei Paesi della Comunità Europea. Se l’origine del miele è totalmente o parzialmente di Paesi extracomunitari deve essere commercializzato riportando una delle seguenti diciture: "miele extracomunitario", "miscela di mieli comunitari ed extracomunitari", "miscela di mieli extracomunitari". Se il produttore vuole sottolineare che è di provenienza nazionale, può dichiarare "miele italiano".

Il vero problema è rappresentato però da mieli extracomunitari (soprattutto cinesi) non dichiarati come tali. Come difendersi da questo tipo di frodi? Con qualche difficoltà ma emerge una possibilità di scelta per il consumatore: optare per un "miele miscelato" equivale ad acquistare un miele su cui non si ha il coraggio d'indicare con onestà e precisione la zona di produzione; acquistare un prodotto frutto di una "rielaborazione di tipo industriale" giust'appunto di una miscelazione.

Per comprare un miele di qualità, è meglio dunque preferire quello italiano che indichi anche la data di raccolta e il termine preferibile di consumo, e la varietà floreale da cui proviene o quantomeno un miele che indica con onestà da dove proviene sapendo che il termine "miscela" equivale ad un prodotto industriale

 

 

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