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Il COMUNE DI TORINO RIVUOLE L’ASSEGNO DI CURA E MINACCIA L’INVALIDA, VEDOVA ED OTTANTENNE,  DI PROCEDERE PER IL RECUPERO DELLE SOMME GIA’ EROGATE

UN’INCHIESTA DEL CODACONS SU CENTO COMUNI PIEMONTESI RIVELA L’INIQUO REGOLAMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE TORINESE

IL CODACONS DENUNCIA L'ASSENZA DELLA LEGGE REGIONALE CHE AVREBBE DOVUTO CONTENERE I PRINCIPI ED I CRITERI DIRETTIVI ADOTTATA IN CONFORMITA' ALLA NORMATIVA STATALE DA ALTRE REGIONI DI ITALIA

APPELLO DELL'ASSOCIAZIONE ALL’ASSESSORE LEPRI: SUBITO UNA RIFORMA DELLA NORMATIVA COMUNALE

 

La signora C. V. gravemente disabile riceve dal Comune di Torino una lettera con cui viene informata che non le verrà più erogato l’assegno di cura e deve restituire  la somma di € 8.000 che complessivamente a questo fine le è stata erogata. La signora è disperata, si rivolge al Codacons che interviene nei confronti del Comune di Torino.

 Emerge immediatamente che la regolamentazione del comune di Torino è in contrasto con le disposizioni adottate da altri comuni piemontesi e che la Regione Piemonte non ha emanato la legge prevista dalla L. nazionale 328/2000 (come invece ad. esempio ha fatto la regione Emilia Romagna) così i comuni stabiliscono autonomamente i criteri per l’assegnazione del contributo economico destinato alle famiglie che mantengono al proprio domicilio l’anziano non autosufficiente evitando il ricovero nei presidi socio-sanitari.  Ne consegue un far west di regole.

 

Secondo il Comune di Torino, se l’anziano è proprietario esclusivo anche di un attico in centro, fermi restanti i requisiti di reddito (l’immobile in proprietà abitato dall’invalido non si conta a questi fini) e sanitari, ha diritto all’erogazione dell’assegno; se però come spesso avviene, è proprietario anche solo del 10% dell’appartamentino in cui abita e di altro 10% dell’appartamento in cui abitano i suoi figli, secondo l’Assessore per le politiche sociali di Torino non ha diritto all’assegno di cura.

 

Per il Codacons la norma è manifestamente iniqua ed ingiusta ed in contrasto con le norme anche a livello nazionale ed alle finalità di solidarietà e cura agli anziani che tali norme perseguono.

 

Sul problema dell’assegno di cura il Codacons ha svolto un’inchiesta, contattando oltre un centinaio di comuni piemontesi nelle province di Alessandria, Asti, Cuneo, Novara e Torino.

 

I risultati dell’inchiesta possono così essere sintetizzati:

 

-                 a causa dell’assenza di una legge regionale in materia, i principi e i criteri direttivi,  gli interventi dei Comuni nel territorio piemontese sono enormemente differenziati: salvo il requisito sanitario (invalidità del 100%) che è adottato da tutti i Comuni, il requisito reddituale per accedere al beneficio varia enormemente con la conseguenza che l'anziano residente in un Comune vedrà negarsi il sussidio economico, anche se titolare di un reddito inferiore rispetto ad altro cittadino di un Comune che fissa un reddito più alto (ad esempio molti comuni della provincia di Cuneo hanno un tetto pari a più del doppio di quello di Novara). Ciò evidentemente dipende dalle risorse che l'amministrazione comunale intende destinare per tali servizi;

-                 in nessuno dei Comuni del nostro campione è prevista la norma iniqua del Comune di Torino circa la proprietà (anche in quota minima e a prescindere dal reddito) di più di una unità immobiliare.

-                 I fondi sono sempre gli stessi dal 2000 circa, quindi i beneficiari sono sempre gli stessi: le domande finiscono in una graduatoria, e se, per ipotesi, un anziano rientra nei requisiti, ma altri stanno peggio di lui, deve sperare che muoia uno di quelli che già beneficiano per riuscire ad avere il sussidio.

 

“Se teniamo conto - dichiara l’Avvocato Tiziana Sorriento, Presidente del Codacons del Piemonte - che l’assegno di cura ha la finalità di evitare l’ospedalizzazione dell’anziano invalido, non è giustificato che vi siano poche risorse e scarsa attenzione da parte della Regione, perché se da una parte si consente all'invalido di restare a casa accudito dai suoi familiari, dall’altra, proprio ad avere riguardo solo ai bilanci, si risparmia molto denaro pubblico perché si evita il ricovero che di certo costa di più alla collettività e alla Regione stessa visto che la sanità è materia  di sua competenza. E inoltre, altro aspetto non trascurabile, si incrementa l’occupazione perché l’assegno di cura serve per pagare le badanti. In merito a questo ultimo profilo, sarebbe opportuno che per queste ultime siano previsti corsi di preparazione professionale per assicurare un livello di preparazione adeguata”.