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BOND ARGENTINA E CIRIO: BANCA INTESA, CONFERMATA LA MULTA DA OLTRE 3 MILIONI DI EURO!!


Dopo i ricorsi di Sanpaolo, Unicredit, Credem, Popolare di Ancona e Antonveneta, anche quello presentato da Banca Intesa è stato respinto dalla Corte d’Appello di Milano. La banca milanese dovrà pagare la sanzione inflittale nel 2005 dal Ministero delle Finanze, in seguito all’accertamento da parte di Consob, di molte irregolarità nella vendita ai risparmiatori dei bond Argentina e Cirio.

 

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E’ finalmente giunto al termine il processo avviato su ricorso di Banca Intesa S.p.A. (Istituto capofila nel neonato Gruppo bancario IntesaSanpaolo) contro la sanzione inflittale nel 2005 dal Ministero delle Finanze, a seguito di indagini di Consob e Bankitalia svolte con riferimento alla vendita dei bond spazzatura Argentina e Cirio a migliaia di ignari risparmiatori. La banca di Piazza Ferrari dovrà dunque pagare allo Stato, in solido con i propri funzionari, la ragguardevole somma di oltre 3 milioni di euro.
Con 132 pagine di motivazione, la Corte d’Appello di Milano ha individuato numerose e gravi violazioni a carico della banca meneghina, la quale viene ritenuta responsabile, nella generalità dei casi, di non aver acquisito, tramite i propri analisti finanziari, informazioni specifiche sulle caratteristiche dei titoli Cirio e Argentina; di non aver conseguentemente fornito ai propri clienti tramite gli operatori di sportello informazioni minime ed adeguate su obbligazioni comunque considerate dalla stessa banca molto rischiose, tanto da inserirle all’interno del proprio sistema di classificazione per rischiosità dei prodotti finanziari nella classe più alta e dunque più rischiosa. In questo modo la Banca di fatto ha reso immediatamente disponibili ad un pubblico indistinto di clienti (soprattutto risparmiatori poco avvezzi al investire in prodotti rischiosi) emissioni dalle caratteristiche peculiari. Ma non è tutto. Banca Intesa è stata censurata anche per non aver adeguatamente segnalato (salvo un limitato numero di casi tra quelli analizzati dagli ispettori di Bankitalia) posizioni di conflitto di interessi dell’istituto, insite nell’assunzione di obblighi di garanzia sull’esito positivo del collocamento e nella partecipazione diretta al collocamento stesso delle obbligazioni Cirio e Argentina e per non aver garantito la conoscenza agli operatori di sportello (e, dunque ai clienti, a meno di ritenere i primi capaci di leggere la ‘sfera di cristallo’!!) dell’eventuale erogazione, da parte della banca o di società del medesimo Gruppo, di finanziamenti a beneficio di assets del Gruppo Cirio. <<E la lacuna -evidenzia la Corte- poteva determinare, come di fatto ha determinato, una salvaguardia per le ragioni di credito della banca, il cui interesse risultava così privilegiato rispetto a quello degli investitori di essere salvaguardati dai rischi di determinati investimenti e di averne consapevolezza>>.
<<La decisione della Corte –commenta l’Avv. Tiziana Sorriento, Presidente del Codacons Piemonte- certamente rappresenterà un punto di forza per i risparmiatori perché non potrà non condizionare le decisioni dei tribunali italiani sui casi Cirio e Argentina che coinvolgono Banca Intesa e le altre banche del Gruppo (Ambroveneto, Comit e Cariplo), in quanto ha dato risalto e conferma di quella generale e grave lacuna della Banca costituita dalla mancanza o lacunosità delle procedure interne idonee ad assicurare, così come impone la legge (art. 21 Decreto Legislativo n°58/98), l’efficiente, ordinata e -quel che più interessa i risparmiatori- corretta prestazione dei servizi finanziari forniti alla propria clientela>>. << Confidiamo –prosegue l’avvocato Sorriento- che i giudici, i quali in numerose occasioni hanno già condannato Banca Intesa (così come altri istituti di credito) a restituire le somme investite dai propri clienti, trovino nella pronuncia della Corte milanese gli spunti necessari per ridare fiducia e giustizia a quei risparmiatori “traditi” ai quali Banca Intesa -secondo i dati della Consob- ha ‘piazzato’ oltre 1,7 miliardi di euro di titoli Cirio e Argentina>>. Si tratta in definitiva di una buona notizia per gli oltre 500 mila risparmiatori italiani che negli ultimi anni sono stati vittime dei crack di illustri aziende e importanti Stati sovrani (per comprendere l’entità del fenomeno basti pensare che, solo per quanto riguarda i casi più eclatanti ovvero Cirio, Parmalat e Argentina, i danari andati letteralmente in fumo ammonterebbero 15 miliardi di Euro).