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VIZI E VIRTU’ DELLA “CLASS ACTION”  ITALIANA
 

A quasi un anno dalla sua pubblicazione la sentenza 1186/2003 del Tribunale di Torino, CODACONS contro SAN PAOLO IMI S.p.A., desta ancora l’interesse  delle riviste giuridiche specializzate, vuoi per il tema trattato – l’anatocismo bancario e il diritto affermato di migliaia di utenti di riavere i soldi indebitamente pagati agli istituti di credito - vuoi per gli aspetti processuali che l’azione del CODACONS – prima in Italia – costringe ad affrontare.

L’associazione in base alla L. 281/1998, prima vera disciplina organica che riconosce i diritti dei consumatori ed utenti e ne legittima la tutela giudiziale collettiva per mezzo degli enti esponenziali rappresentativi, aveva diffidato le banche ad accogliere le domande di rimborso che i clienti inviavano in esito al nuovo indirizzo della Corte di Cassazione.

Con alcune pronunce innovative a partire dal 1999, La Suprema Corte aveva dichiarato la nullità delle clausole anatocistiche che le banche, da lustri ed in via generale a partire dal 1952 con le Norme Bancarie Uniformi  dell’ABI, imponevano ai propri clienti ed in forza delle quali avevano preteso il pagamento di interessi sugli interessi (a coloro che chiedevano un prestito non restava che prendere – accettando a clausola -   o lasciare..…).

Fallito il tentativo del governo di  accogliere le istanze degli istituti di credito, che strappandosi le vesti gridavano di dolore prospettando immediatamente il dissesto economico e finanziario dell’intera economia nazionale, con la Corte Costituzionale  - sentenza n. 425/2000 che dichiara parzialmente illegittime le nuove norme del d.lgs. 342/1999 c.d.  decreto salvabanche -  i cittadini, imprese, utenti si vedono restituire il diritto a pretendere la restituzione di somme pagate ingiustamente negli ultimi dieci anni.

Ma le banche non ne vogliono proprio sapere  di restituire somme di denaro indebitamente sottratte ai propri clienti e continuano all’unisono a dire no alle richieste di rimborso avanzate dagli utenti.

Ecco allora che con l’azione collettiva ai sensi della 281/1998 il CODACONS  chiede ed ottiene (non senza fatica data l’agguerrita difesa della banca ) dal Tribunale una sentenza che dichiara illegittimo il comportamento della banca perché lesivo degli interessi e dei diritti dei consumatori ed utenti.

Ma il CODACONS  aveva chiesto di più al Tribunale.

L’associazione ai sensi della predetta legge 281/1998 aveva chiesto anche la condanna della banca al ricalcolo delle somme dovute e al rimborso, in favore ovviamente dei propri clienti, di quanto indebitamente percepito in forza dell’anatocismo dall’inizio del rapporto alla data del 22 aprile 2000, giorno in cui l’anatocismo è stato reso lecito dalla garanzia, piuttosto ipocrita, dell’essere riconosciuto anche a favore del cliente (in sostanza da quella data le banche capitalizzano legittimamente  interessi a debito e a credito).

Il CODACONS aveva spiegato al Giudice che tale domanda non era preclusa all’ente che rappresentava collettivamente i singoli utenti e che le misure idonee dirette a far cessare la violazione accertata (appunto il riclcolo ed il rimborso) erano espressamente previste dal legislatore del 1998.

Il Giudice torinese, peraltro, pur riconoscendo il CODACONS perfettamente legittimato ad agire ai sensi della legge 281/1998 e a richiedere, tramite l’azione proposta, tutti i provvedimenti dalla norma previsti, non ha ritenuto di comandare il San Paolo IMI a ricalcolare il debito di tutti i propri clienti ritenendo tale domanda di competenza esclusiva dei singoli e solo questi ultimi, dice ancora il Tribunale, potranno far valere singolarmente il proprio diritto a recuperare somme di denaro pagate e non dovute ed eventualmente anche l’ulteriore risarcimento del danno.

In sostanza l’azione del CODACONS ha consentito l’accertamento giudiziale di un diritto; i singoli, adesso si rivolgano ai Tribunali e chiedano indietro i pagamenti indebiti.

La decisione, per questi aspetti che si traducono in limitazioni alla tutela collettiva, è stata da più parti criticata.

L’accoglimento solo parziale delle domande del CODACONS rende meno incisiva la tutela collettiva  dei consumatori di quanto lo stesso legislatore del 1998 si sia prefissato.

Non far seguire all’esercizio dell’azione collettiva effetti immediati e diretti nella sfera dei singoli significa ridurre la portata della tutela dei diritti fondamentali dei consumatori  che almeno sulla carta, si è voluta.

La legge 281 per alcuni aspetti risulta più avanzata della normativa di riferimento comunitaria ma la sua effettività rispetto all’obiettivo di tutela è fortemente legata all’interpretazione giurisprudenziale.

Nonostante la legge 281/98 rappresenti il primo vero passo verso la tutela collettiva siamo ancora tanto lontani dalla vera class actions americana; qui la pronuncia resa nei confronti di un singolo consumatore estende automaticamente i suoi effetti al resto della categoria o “classe” cui lo stesso appartiene.

Il CODACONS comunque ci sta riprovando…… nei primi sei mesi del nuovo anno conosceremo la decisione del Tribunale ambrosiano al quale l’associazione si è rivolta formulando le stesse domande di tutela collettiva nei confronti di altro importante istituto bancario. E speriamo questa volte che il Giudice milanese sia più lungimirante!

Avv. Tiziana Sorriento Presidente del Codacons Piemonte