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BOND ARGENTINA: TFA E ARBITRATO ICSID.

Cosa fare e cosa bisogna sapere ?

 

La Task Force Argentina (Tfa), organismo di emanazione bancaria, dopo la deludente Offerta Pubblica di Scambio presentata dalla Repubblica Argentina nel febbraio dello scorso  ed del persistente rifiuto dello stesso Stato di rinegoziare a condizioni più favorevoli per i possessori di bond Argentina la ristrutturazione del debito e dunque la restituzione dei capitali investiti e perduti dai risparmiatori italiani, ha annunciato l’intenzione di avviare di un ricorso internazionale contro la Repubblica Argentina, davanti ad un ente arbitrale internazionale – l’Icsid.

Si tratta di una procedura che prevede il rilascio di un mandato alla stessa TFA per  coordinare l’iniziativa e di una procura alle liti ad uno studio americano (White & Case L.L.P.) che si occuperà di seguire l’arbitrato. L’obiettivo è quello di ottenere una pronuncia di questo organismo internazionale con al quale si riconosca che la Repubblica Argentina non ha adeguatamente protetto gli investitori italiani, in violazione di quanto disposto dal trattato bilaterale stipulato tra Italia e Argentina nel 1990, in modo da costringere la stessa Repubblica Argentina a rimborsare ai risparmiatori le somme ‘bruciate’ nei Tangobonds.

 Il Codacons Piemonte esprime perplessità sulla procedura internazionale in questione :

1) La durata.

Non è dato sapere con certezza quanto tempo ci vorrà prima che l’Icsid giunga a decidere la controversia, ma le procedure precedentemente avviate per casi simili hanno avuto una durata media di 2 anni.

2) L’esito.

Affinché possa essere accertata a carico della Repubblica Argentina la violazione del trattato bilaterale del 1990, occorre dimostrare che il Governo di Buenos Aires non abbia volutamente garantito un equo trattamento agli investitori italiani che abbiano effettuato un investimento sul territorio Argentino. In primo luogo, non è così certo che l’acquisto di obbligazioni quotate alla Borsa del Lussemburgo, di Francoforte o di altre città o Stati europei, negoziate per il tramite di banche e altri intermediari italiani e depositate su conti presso le suddette banche in Italia, possano essere tranquillamente equiparate –come invece sostiene la TFA – a investimenti effettuati sul territorio argentino. In seconda istanza, risulta difficile provare che, alla scadenza dei bond e poi anche successivamente, la mancata restituzione ai risparmiatori  delle somme da loro investite, , in seguito alla ben nota crisi economica e finanziaria dello Stato argentino, sia un atto dolosamente preordinato ad arrecare un danno agli investitori italiani. A fronte di conti pubblici disastrati e di un Paese  socialmente ed economicamente allo sbando, pare improbabile attribuire il mancato rimborso del valore dei bond ad una volontà lesiva dello Stato sudamericano specificamente rivolta contro gli investitori italiani e non piuttosto ad una situazione divenuta ingovernabile (anche se per colpe in parte riferibili a scelte a dir poco azzardate compiute negli anni precedenti dallo steso Governo argentino). Quanto al comportamento tenuto dallo Stato Argentino dopo il default, va ricordato che l’Argentina ha formulato un’Offerta pubblica di scambio cioè di restituzione delle somme prestate anche ai risparmiatori italiani. Certamente si tratta di una proposta largamente al ribasso (perché rinvia a lunghissimo temine la restituzione del capitale investito, perché gli interessi riconosciuti nel frattempo sono esigui e non cominciano a decorrere fin da subito, perché comunque a restituzione totale avvenuta, vi sarà un taglio deciso sia del capitale sia degli interessi maturati e non corrisposti dal default fino alla conclusione dell’operazione di Scambio, ecc.); tuttavia non sarà così agevole convincere l’Icsid  che il Governo Argentino abbia inteso fare uno ‘sgarbo’ ai cittadini italiani piuttosto che pensato a tutelare, in buona fede, l’interesse del propri cittadini, così come legittimamente farebbe qualunque Stato sovrano.

3) La vincolatività di un’eventuale pronuncia negativa  pronuncia favorevole dell’Icsid.

Anche ammettendo che la TFA riesca a ottenere una pronuncia dell’Icsid favorevole alle ragioni dei risparmiatori italiani, come far si che, poi, lo Stato argentino si adegui a tale pronunciamento? Il rifiuto ad ottemperare ad un lodo emesso da un tribunale arbitrale  costituirebbe certamente una grave violazione dei principi che legano i Paesi membri della Convenzione ICSID. Ma quali sarebbero le conseguenze effettive di una simile violazione? Secondo la TFA si potrebbe determinare una situazione di compromissione dell’accesso ai finanziamenti erogati alla Repubblica Argentina dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale. Tuttavia, ci limitiamo ad osservare che questi organismi avrebbero potuto mettere in atto simili ‘ritorsioni’ – e solleciti in tal senso sono venuti da molte parti, salvo che dal nostro Governo- già in precedenza senza attendere il lodo arbitrale dell’Icsid. Se finora non hanno attuato una politica di pressione sul Governo di Buoenos Aires, tramite la leva del credito, nemmeno a fronte della scarsa adesione dei risparmiatori specie italiani all’offerta di Scambio del febbraio 2005, perché dovrebbero farlo dopo la pronuncia di un organo arbitrale alle cui decisioni questi due Organismi non sono vincolati? In più la stessa TFA afferma che una volta ottenuto il lodo atteso dall’Icsid, sarà necessario comunque dar seguito alla sua esecuzione presso ciascun singolo Stato membro dell’Icsid, compresa l’Italia. Quindi, l’effetto vincolante sembra condizionato al compimento di un ulteriore procedimento, questa volta giudiziario, dall’esito non scontato e dalla durata incerta.

*****

Ciò detto, come già fatto in relazione all’Offerta di Scambio del febbraio 2005, il Codacons Piemonte ritiene di non dare un’indicazione netta a favore o contro l’iniziativa: si tratta di una delle tante opportunità, non è detto che sia la migliore o la peggiore. I risparmiatori possono, dunque, aderirvi senza cullare troppe illusioni di un rimborso dei titoli posseduti –almeno a breve termine- e senza timori di conseguenze pregiudizievoli.

In merito a queste ultime, peraltro, riteniamo sia giusto spiegare bene quali siano –secondo la TFA secondo Noi- le interferenze tra questa procedura e le eventuali azioni legali già intraprese o da intraprendersi contro le banche venditrici dei bonds. Andando per ordine, nel mandato della TFA si dice espressamente che:

A)    <<per quanti intendano iniziare l’arbitrato ICSID non sarà possibile intentare in Italia un’azione legale contro l’istituto di credito che abbia loro venduto tali obbligazioni e pretendere di proseguire il giudizio innanzi all’ICSID: parimenti, coloro che abbiano dato corso ad un’azione legale nei confronti delle proprie banche non potranno aderire all’arbitrato ICSID. Infatti, una sentenza definitiva emessa da un Tribunale italiano che dovesse dichiarare la nullità o l’annullamento del contratto di acquisto del titolo farebbe venir meno la Vostra qualità di investitore (in bonds Argentina), indispensabile per promuovere un arbitrato ICSID >>;

B)     <<per la stessa ragione per la quale non si potrà dare corso ad azioni legali incoerenti con il Vostro status di investitori, qualora nel corso del giudizio (arbitrale) dovessero essere vendute a terzi, non si potrà proseguire nell’iniziativa dell’arbitrato ICSID>>.

C)    I titoli saranno vincolati per tutta la durata della procedura dell’arbitrato ICSID.

D)    Quanto detto ai precedenti punti A), B) e C) non impedisce, a chi aderisca all’iniziativa della TFA,  comunque di intentare poi una causa alle banche o di vendere i titoli a terzi. Infatti, il mandato e la procura alle liti sono revocabili in qualunque momento e per qualunque ragione (cioè anche a prescindere dal fatto che si scelga di revocare tali atti per avviare un giudizio contro le banche o vendere i titoli a terzi) e la revoca, in tal caso, avrà effetto trascorsi 15 giorni dalla sua comunicazione per iscritto alla TFA. Se poi la persona che ha sottoscritto il mandato e la procura per la procedura arbitrale, decida di intraprendere una causa contro una banca, la TFA e lo studio legale americano che  si occupa della procedura ICSID potranno revocare mandato e procura. Così come se il risparmiatore aderente all’arbitrato ICSID decidesse di vendere a terzi i propri bond argentini, rinuncerebbe in automatico all’arbitrato e la TFA e lo stesso studio americano potranno revocare il mandato e la procura.

E)     In ogni caso, se il risparmiatore aderente all’arbitrato volesse per un qualunque motivo e a maggior ragione per fare causa contro una banca o a vendere i propri titoli a terzi) disporre nuovamente dei propri bonds argentini, nel frattempo vincolati e resi indisponibili a seguito di sottoscrizione del mandato a TFA e della procura per l’arbitrato ICSID, potrà ‘sbloccare’ i propri titoli, sempre mediante revoca al mandato e alla procura rilasciati per l’arbitrato ICSID.

 

 

In allegato troverete la lettera di istruzioni della TFA e il mandato che occorre sottoscrivere