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PER IL LEGISLATORE CANI E GATTI COME ”BENI” DI CONSUMO?

 

L’inchiesta nasce in seguito ad una segnalazione pervenuta alla nostra sede con la quale si evidenziava la difficoltà riscontrata dalla signora XY nel far valere i propri diritti di consumatrice nell’ambito di un contratto di compravendita avente ad oggetto animali cosiddetti da affezione (o da compagnia), nella specie un piccolo Chihuahua al quale, ovviamente, a dispetto dei “vizi riscontrati” la signora si era subito affezionata. 

 

Il fatto

 La signora si era recata in un negozio di animali ed aveva acquistato un cucciolo maschio di razza Chihuahua con tanto di pedigree. Ma, col passare dei mesi, il cane, crescendo, assumeva fattezze che sempre meno corrispondevano a quelle della razza richiesta e poiché neanche la visita veterinaria poteva sciogliere ogni dubbio, decideva di iscrivere l’animale ad un’esposizione canina nell’ambito della quale i giudici appartenenti all’E.N.C.I. ebbero modo di escludere con certezza che il cane appartenesse alla razza Chihuahua.

 

Cosa dice la legge

E’ bene precisare, prima di tutto, che attualmente, in Italia, in assenza di una disciplina specifica sul commercio degli “animali domestici”, questi sono equiparati, dal punto di vista legislativo, alle “cose”.

La ragione risiede nell’art. 1496 c.c., unica norma ad hoc, che in tema di garanzie nella vendita di animali rinvia, in mancanza di leggi speciali o di usi locali, alle norme che lo precedono ed in particolare alla disciplina degli artt. 1490 e ss. c.c. che regolano la garanzia per i vizi della cosa venduta.

In base a questa regolamentazione, il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore, mentre il compratore che in presenza di tali vizi può scegliere tra la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo, per non incorrere in decadenze, deve denunciare al venditore i difetti riscontrati entro 8 giorni dalla scoperta e deve agire entro un anno dall’acquisto.

 

Ora, in attuazione della direttiva europea 1999/44 su taluni aspetti della vendita e delle garanzie di consumo è stato emanato il d.lgs n°24 del 2002 che, tramite gli articoli 1519 bis e ss. C.c., introduce una nuova  “Disciplina della vendita dei beni di consumo”.

           

            L’elemento caratterizzante di questa nuova normativa è l’ambito di applicazione che è limitato esclusivamente a quei contratti, di vendita, di permuta, o comunque finalizzati alla fornitura di “beni di consumo” da fabbricare o produrre, in cui la figura del compratore è rappresentata da un “consumatore” definito come qualsiasi persona  fisica che agisce  per  scopi  estranei  all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta.

           

            Quanto alla nozione di beni di consumo, lo stesso art. 1519 bis c.c. recita che sono da considerarsi tali tutti i beni mobili, tranne quelli oggetto di vendita forzata (es vendita all’asta), l’acqua o il gas se non confezionati in un volume delimitato, l’energia elettrica.

Nulla si dice a proposto degli animali che quindi necessariamente devono ritenersi ricompresi nella disciplina dei beni di consumo..

 

Che fare?

Innanzitutto una raccomandata A.R. al venditore per denunciare i vizi e poiché le fattezze del cane non corrispondevano a quelle dichiarate ed il suo valore reale, di fatto un “bastardino”, era da considerarsi pari a zero il Codacons ha sostenuto il diritto della signora di ottenere quantomeno  una riduzione del prezzo pagato.

La riduzione del prezzo, infatti, appariva in questo caso l’unica possibile tra le soluzioni alternativamente previste dalla legge non essendo di certo ipotizzabile, nel caso di specie,  avvalersi dell’altro rimedio, e cioè la sostituzione del bene,  in considerazione  dell’affezione e del legame che si era ormai instaurato tra la signora ed il suo cane.

La vicenda non è ancora conclusa ed il Codacons ha avviato una ricerca, in collaborazione con l’ENCI, al fine di accertare  la genuinità del pedigree presso l’ente del Paese di origine del cucciolo di Chihuahua.

 

*****

In attesa di una normativa organica sulla vendita degli animali da compagnia che ponga fine alla loro infelice equiparazione ai beni di consumo e che preveda ad esempio certificati del “pedigree” rilasciati da  enti o istituzioni del Paese in cui è venduto l’animale a prescindere dal luogo di nascita, è certamente utile ricordare che in base al Decreto Legislativo n. 24 del 2002 (artt. 1519 bis e ss. C.c.), il venditore è responsabile quando il difetto di conformità si manifesta entro il termine di  2 anni dalla consegna del bene e che la presenza di tale difetto, per non incorrere in decadenze, deve essere denunciata al venditore entro 2 mesi dalla scoperta. 

       

Occorre, peraltro, ricordare, in conclusione, che nel luglio di quest’ anno la Regione Piemonte ha approvato una legge, la n. 18 del 2004, che istituisce l’anagrafe canina regionale informatizzata, in base alla quale in futuro tutti i cani dovranno essere identificati e registrati tramite l’utilizzo di un “microchip” grazie al quale verranno memorizzate nella banca dati dell’ASL tutte le informazioni relative al cane, al proprietario ed all’eventuale detentore.

La stessa legge obbliga (art. 3 comma 3) i proprietari e i detentori a qualsiasi titolo di cani, a provvedere entro 60 giorni dalla nascita alla registrazione degli animali tramite microchip, vietandone contestualmente (art. 3 comma 2) la vendita, la cessione ed il passaggio di proprietà qualora non registrati all’anagrafe canina o non identificati mediante l’applicazione del dispositivo elettronico.

Le nuove norme regionali sono da salutare con favore per l’indubbia maggiore trasparenza e garanzia che rappresenteranno per la compravendita degli amici animali.

 

Federico Pepe – Codacons Piemonte