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CARO EURO : ITALIA FANALINO D’ EUROPA?

 

Con la lira debole  il prezzo della benzina ha sempre preso bastonate, ma dal 2003 con il progressivo recupero dell’euro sul dollaro le cose in Europa sarebbero andate diversamente. Queste le previsioni e gli auspici.

Ed infatti in Olanda si è registrato un calo del prezzo della benzina dello 0,7%; in Francia, Spagna, Portogallo e Grecia le flessioni si sono rivelate più modeste ma in tutti questi paesi il prezzo della benzina è lontano dalla soglia del 1,1 al litro che sta invece raggiungendo in Italia.

Perché? Perché la situazione del Bel Paese è anomala? Perché l’Italia, come (e più di tutti) gli altri paesi dell’euro, ha visto, con l’introduzione della nuova moneta, un’ondata di ingiustificati rincari dei prezzi e non ha, invece, registrato la stessa diminuzione del prezzo del carburante riscontrata negli altri paesi?

Secondo l’economista Giulio Sapelli “come i commercianti, anche i petrolieri italiani lucrano sull’euro e in più fanno una politica di cartello e non abbassano i prezzi”.

Di certo è che molti hanno approfittato dell’introduzione dell’euro per “ritoccare” i prezzi e, complice una sventurata politica di controllo, milioni di famiglie italiane sono più povere.

Altro fenomeno tutto italiano e conseguenza diretta del “caro euro” è l’aumento dei contratti di finanziamento.  In molti, perduto il potere di acquisto del  reddito da lavoro dipendente, sono ricorsi alla cessione del quinto dello stipendio per acquistare, si badi bene, non auto od oggetti di lusso, ma mobili ed elettrodomestici.

Il CODACONS studiando il fenomeno (il 20% in più dei contratti di finanziamento nell’ultimo anno) ha scoperto che le finanziarie non applicavano correttamente le norme sul credito al consumo perché i contratti indicavano un TAEG (il costo del prestito del denaro espresso in percentuale) più basso di quello reale e così i consumatori si trovavano ad aver stipulato il contratto pensando che il relativo costo fosse 6 (così esprimeva il TAEG in contratto) mentre in realtà il costo era 8 oppure 10 o anche di più.

Ne è seguito un esposto alla Banca D’Italia, organo istituzionale preordinato alla vigilanza della corretta applicazione delle norme che il CODACONS assumeva violate, che si è concluso con l’accoglimento ed una sonora (è un eufemismo perché a dire il vero la stampa ne ha parlato pochissimo, argomento ostico o scomodo da trattare ) bacchettata sulle manine degli intermediari  vigilati (banche, assicurazioni, finanziarie).

Orbene, ha già dell’incredibile che sia il CODACONS a scoprire che le finanziarie non applicano correttamente le norme in una materia così delicata (spetta abbiamo detto a Banca D’Italia vigilare), ma che, pur fatto da altri il lavoro,  ci si limiti ad emanare una circolare con cui si chiarisce alle destinatarie banche e finanziarie come devono fare i conti del TAEG invitandole a rispettare le norme, ci pare davvero poca cosa.

Siamo stai noi, i consumatori, a costringere banche e finanziarie a rifare conti e ad applicare correttamente la normativa sul TAEG in questi contratti, così come siamo stati noi a denunciare l’ingiustificato aumento dei prezzi, il cartello delle compagnie di assicurazione, la disinvolta pratica di aumentare i costi del conto corrente o di altri servizi da parte delle banche.

Ma non sempre le risposte delle istituzioni ci hanno soddisfatto, mancano forse  le norme o le sanzioni adeguate o solo mancano gli strumenti per la loro efficace applicazione.

Ed allora pensiamo sia giunto il momento di dare più forza ai consumatori, di portare la nostra (la loro)  voce in Europa dove si decide per tutti perché le leggi e le iniziative europee siano fatte con e per i consumatori.

 

Avv. Tiziana Sorriento Presidente  CODACONS Piemonte