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ELETTROSMOG: A CHE PUNTO SIAMO?
 

A cura di Tiziana Sorriento Avv. CODACONS Piemonte

Ancora una volta la Corte Costituzionale è stata chiamata a decidere su questa delicata materia e con la pronuncia (sentenza 303/2003) di illegittimità costituzionale del Decreto cd. Gasparri (D.lgs 4 settembre 2002, n.198  "Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del paese) si riaprono le dispute tra cittadini e amministrazioni comunali da un lato e gestori di telefonia dall'altro.
A dire il vero già prima della sentenza, in alcune occasioni i Tribunali amministrativi (ad. es. il TAR Veneto ed il TAR Piemonte) avevano avuto occasione di affermare l'inoperatività del Gasparri in assenza della individuazione delle infrastrutture strategiche di telecomunicazione presupposta dal decreto; individuazione di competenza del CIPE il quale neppure aveva mai avviato le procedure, di intesa con le Regioni, necessarie per determinare quali opere erano da intendersi strategiche.
Già alla luce di tali decisioni, pertanto, i Comuni italiani erano quindi chiamati ad applicare la normativa (statale e regionale) ordinaria, oltre che i propri PRG e i
regolamenti locali per ogni richiesta di nuova installazione.
In ogni  caso, la decisione del settembre della Consulta, rappresenta un punto di non ritorno circa la necessità di dare reale applicazione alla legge quadro che con i suoi piani delle antenne e il principio di giustificazione tecnologica rappresenta la soluzione più avanzata possibile nell'ottica del contemperamento delle esigenze di tutela della salute e del territorio con le ragioni dell'impresa.
Come è stato già osservato,  se il Decreto Gasparri è illegittimo costituzionalmente,  non possono che esserlo tutte le norme ad esso successive e che di esso sono un vero e proprio clone (vedi Codice delle Comunicazioni).
L'interpretazione cara ai gestori per cui l'installazione era possibile ovunque e comunque non può, uscita dalla porta per mano del Giudice delle leggi e  rientrare dalla finestra per effetto delle disposizioni clone.
La sola, legittima ragionevole interpretazione di ogni disposizione in tale materia deve tener conto delle competenze esclusive delle regioni e degli enti locali in materia di urbanistica e tutela del paesaggio e  del principio di minimizzazione degli impatti sancito dall'art. 8 comma 6 Legge quadro nonchè del principio di precauzione e cautela di cui all'art. 174 Trattato CE nell'esposizione della popolazione alle onde elettromagnetiche stante l'incertezza scientifica sui possibili effetti a lungo termine sulla salute.
Alle regioni e ai comuni spetta dunque il compito di seguire la strada tracciata dalla legge regionale del Veneto ed inevitabilmente confermata dalla Legge quadro n. 36/2001 sull'inquinamento elettromagnetico che all'art. 8. (Competenze delle regioni, delle province e dei comuni) testualmente prevede "I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici".