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I NUOVI ORIENTAMENTI DELLA GIURISPRUDENZA CIVILE IN TEMA DI TUTELA DELLA SALUTE

A cura di Tiziana Sorriento Avv. CODACONS in Torino

Tribunale di Torino - Sez IV - Ordinanza 31 marzo-5 aprile 2001 -

Giudice Unico Dott. Secci – Malerba - CODACONS c/ OMNITEL – Telefonia cellulare – Pericolo di danno alla salute del ricorrente.  Istanza cautelare ex art. 700 c.p.c. e  inibizione dell’impianto radiobase  – Sussistenza dei requisiti – Accoglimento.

Con l’innovativa decisione il Tribunale piemontese per la prima volta in Italia, accoglie la domanda di un cittadino promossa ex art. 700 c.p.c. e 669 sexies, septies e octies c.p.c., contro il gestore di telefonia mobile ed il condominio nel quale risiede, per la rimozione dell’installazione e/o l’inibizione dell’attivazione di una stazione radio-base sul tetto dell’edificio condominiale.

Dopo la lunga istruttoria, nel corso della quale sono state disposte due consulenze d’ufficio per accertare in particolare, a quali valori di campo elettrico e magnetico il cittadino che invocava la tutela del suo diritto alla salute sarebbe stato esposto ad impianto in funzione e quali elementi si potevano trarre dalla letteratura medico-scientifica  circa gli effetti sull’uomo dei nuovi agenti inquinanti, il Tribunale ha accolto l’istanza cautelare ed inibito in via provvisoria l’attivazione dell’impianto.

Nelle quaranta pagine di motivazione del provvedimento, il Giudice del Tribunale, ha compiutamente argomentato  la sua decisione di accoglimento della proposta domanda cautelare e delle tesi difensive ampiamente illustrate dal CODACONS  nel corso del processo,  pur ( e qui sta la novità e l’importanza della pronuncia) a fronte delle conclusioni dei periti dell’Ufficio che affermavano una esposizione del ricorrente ai campi elettrici e magnetici ben al di sotto dei limiti di legge (meno di 4 V/m) e della non sufficientemente provata esistenza di una relazione causale tra esposizione ai CEM e gli effetti dannosi per l’uomo, in base alla letteratura scientifica disponibile.

Esaminiamo brevemente alcuni aspetti della materia esaminati nel processo seguendo i passaggi più significativi dell’ordinanza del Tribunale di Torino.

1) L’interazione dei campi elettromagnetici con i biosistemi - il principio di cautela quale ratio delle disposizioni in materia.

L’aspro dibattito nel mondo scientifico circa la pericolosità dei campi elettromagnetici per la salute umana, da una parte coloro che ritengono non sufficientemente provata la relazione causale con effetti negativi sull’uomo e dall’altra le altrettanto autorevoli  voci scientifiche ( lo stesso CTU medico-legale nell’ampia dissertazione della letteratura scientifica sull’argomento richiama le opinioni contrapposte di due scienziati pubblicate nello stesso numero della più autorevole rivista medica scientifica “The Lancet”) che invece dichiarano sufficientemente provata la pericolosità dei CEM, muovono entrambe da un comune punto di partenza che non sfugge al Tribunale: i sistemi viventi si dimostrano sensibili ai campi elettromagnetici.

Sebbene gli effetti sanitari delle radiazioni non ionizzanti siano meno conosciuti e patogenicamente definiti rispetto a quelli delle radiazioni ionizzanti (ultravioletto, raggi X e raggi gamma) nella letteratura scientifica più recente sono sempre più numerosi gli studi che sollecitano a prendere in seria considerazione le evidenze delle conseguenze negative sull’uomo dei “nuovi agenti inquinanti”  e la necessità di ridiscutere i limiti di esposizione stabiliti per proteggere la polazione dagli effetti acuti  perchè non ritenuti  adeguati a proteggere l’uomo dagli effetti a lungo termine.

Nel nostro Paese la normazione di rango secondario, il D.I. 381/998 che disciplina la materia per le alte frequenze (ripetitori radiotelevisivi e impianti radio base di telefonia cellulare) che ha fissato il limite di esposizione in 6 V/m (nonostante il parere contrario dell’ISPESL, Istituto italiano all’avanguardia  nella ricerca e lo studio dei fenomeni provocati dalle moderne tecnologie di telecomunicazioni,  che aveva indicato come limite insuperabile i 3 V/m - ) non ha, come ha avuto modo di affermare la Suprema Corte, il valore di rendere di per sè lecita la condotta che Vi si uniformi, ma semplicemente quello di impedire una condotta che vi contrasti (cfr. Cass. 1636/2000).

Il compito del Giudice, non può quindi ritenersi limitato all’accertamento del rispetto dei limiti (peraltro già ritenuti insufficienti da alcune  tra Regioni e Comuni che hanno fissato limiti più cautelativi rispetti a quelli fissati dallo Stato),  ma deve tener conto della situazione concreta e allo stato delle conoscenze scientifiche da cui la medesima normazione secondaria trae legittimazione,  del pericolo per la conservazione dello stato di salute del cittadino che si rivolge al Tribunale per chiedere tutela.

Invero, come correttamente ha evidenziato il Tribunale  il principio di precauzione solennemente affermato, in sede comunitaria (cfr. art. 174 Trattato CE come modificato dal trattato di Amsterdam, Raccomandazione CE 12.7.99, Risoluzione OMS 28 marzo 2000 in tema di elettrosmog che impone l’adozione di misure attive di cautela preventiva indipendentemente dal loro costo economico) e nazionale (L. 249/97 - D.I. 381/1998 - la recente legge quadro 14 febbraio 2001, che distingue tra limiti di esposizione per gli effetti acuti, valori di attenzione per gli effetti a lungo termine e obiettivi di qualità ai fini della minimizzazione dell’esposizione per la quale si attendono i decreti attuativi che fisseranno i predetti limiti) non è affatto una mera enunciazione di principio priva di contenuti concreti.

Il principio di prevenzione, il principio di precauzione, il principio di un elevato livello di tutela, il principio della sussidiarietà, il principio di “chi inquina paga” ”…entra nella definizione di evidenza adeguata per operare delle scelte....” (tale definizione è già contenuta nel documento congiunto ISPESL-ISS cui il Tribunale fa riferimento in motivazione).

La giurisdizionalizzazione di tale principio, l’applicazione concreta delle norme di diritto che regolano la materia e quindi della minimizzazione dei rischi per la tutela della salute dei cittadini ha trovato conferme tanto in sede comunitaria (cfr. sentenza della Corte di Giustizia 5 maggio 1998, cause riunite 157/96 e C-180/96 ...”Orbene, si deve ammettere quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, che le Istituzioni possono adottare misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la relatà e la gravità di tali rischi...” ) che in sede nazionale (oltre alla citata sentenza Corte Cassaz. n. 1636/2000 cfr. Tribunale di Milano ordinanza 7.10.99 confermata in sede di reclamo Sez. XII Tribunale Civile di Milano 21.12.99; Pretura penale di Rimini 12.6.1999 n. 697, Tribunale di Catania, sez. Adrano, ordinanza 12.3.2001).

2) La consulenza del CTU medico-epidemiologo contiene elementi di accertato rischio che impongono al Tribunale l’accoglimento della domanda cautelare.

Nonostante il CTU avesse osservato che l’insieme delle evidenze scientifiche fornite a tutt’oggi, dagli studi di laboratorio e dagli studi epidemiologici, non depone per un aumento di rischio per la salute del ricorrente in conseguenza della esposizione ai campi elettrici e magnetici osservati attraverso le misurazioni nell’abitazione (i cui limiti di esposizione erano stati calcolati al di sotto dei 4/m)  il Tribunale ha ritenuto che altri elementi che emergevano  dalla medesima relazione peritale non erano privi di significato, in particolare:

- alcuni studi hanno messo in evidenza la formazione di micronuclei; aberrazioni cromosomiche sono state osservate in relazione a studi in vivo; gli studi in vitro hanno dato risultati discordi;

- altri studi mettono in evidenza che l’esposizione può favorire l’insorgenza di una neoplasia attraverso meccanismi epigenetici che favoriscono la proliferazione cellulare;

- gli studi di Chou et al. mettono in evidenza un aumento statisticamente significativo della frequenza di lesioni neoplastiche tra gli animali tratti con RF rispetto agli animali non trattati; il recente studio prof. Repacholi et al che ha evidenziato un aumento della frequenza di linfomi in topi di laboratorio esposti a RF;

-          alcuni studiosi hanno osservato aumento della pressione sanguigna minima e massima e diminuzione della frequenza cardiaca; effetti sul sonno.

Queste evidenze scientifiche, seppur quantitativamente limitate e non sufficienti a condurre a conclusioni definitive a sostegno della presenza o dell’assenza di nesso causale tra esposizione ed effetti sanitari a lungo termine, proprio in applicazione del principio di cautela, non possono essere ignorate.

Al contrario,  vi è abbastanza, come ha correttamente evidenziato l’estensore dell’ordinanza,  per riconoscere al cittadino la tutela invocata.

Nulla questio poi, circa i  presupposti del cautelare: ricorre il pregiudizio imminente ed irreparabile atteso che, per conforme orientamento della giurisprudenza, il predetto requisito sussiste sempre quando a fondamento del ricorso ex art. 700 c.p.c. sia posto il diritto alla salute.

A ciò si aggiunga che, il rischio per la salute è nella specie talmente grave (per i possibili effetti cancerogeni e di aggravamento delle documentate patologie cui è affetto il ricorrente associate alla prolungata esposizione al campo elettromagnetico generato dall’impianto) che per la natura stessa del bene tutelato, si tramuterebbe immediatamente in danno.

Se è vero che gli studi epidemiologici sono ancora pochi, è pur vero che quelli  condotti in vitro o su animali dimostrano il ruolo determinante delle radiazioni elettromagnetiche quali cause nell’insorgenza di complesse manifestazioni cliniche ad eziologia multifattoriale.

Gli studi epidemiologici necessitano evidentemente di grandi numeri, ma l’approccio cautelativo (che pacificamente rappresenta la ratio della normativa legislativa e regolamentare che disciplina la materia, nel valutare gli effetti dannosi sull’uomo dei  campi elettromagnetici) non consente di sottovalutare  i risultati già raggiunti.

L’adozione in alcune regioni e/o comuni di limiti di esposizione più bassi dei 6 V/m dimostra che l’evidenza scientifica sulla pericolosità per l’uomo dei CEM  è tutt’altro che trascurabile ed al contrario è un indice qualitativo idoneo (così  si esprime il Tribunale nel provvedimento) a giustificare l’applicazione del principio di precauzione.

Pertanto, anche sotto questo profilo,  devono ritenersi  assolutamente prive di pregio le eccezioni poste alla base delle difese del gestore in questo e in altri analoghi giudizi, circa il rispetto dei 6 V/m e la circostanza che l’installazione e l’esercizio dell’impianto ha ottenuto tutte le autorizzazioni previste dalla disciplina statale e/o regionale in materia perchè allo stato delle conoscenze scientifiche si può sostenere che il predetto limite non è idoneo ad escludere effetti pregiudizievoli per la salute del ricorrente (così come è stato accertato dalla complessa indagine svolta nel corso del  processo).

In adesione alle tesi difensive del ricorrente e del CODACONS,  il Tribunale di Torino individua nella sola esposizione al rischio l’esigenza di rimuovere la fonte di pericolo e di provvedere in ogni caso alla tutela più ampia del diritto alla salute riconosciuto e garantito dall’art. 32 Costituzione (occorre ancora  sottolineare che è la legge stessa a prevedere l’adeguamento ad obiettivi di qualità nell’ottica della minimizzazone dei rischi e che deve ritenersi ormai pacifico che non è sufficiente il rispetto dei limiti adottati per rendere di per sè lecita la condotta  che ad essi si è uniformata -cfr. sentenza Corte di Cassazione 1636/2000).

Ancora in merito alla irrilevanza, ai fini della richiesta tutela, del rispetto dei limiti adottati,  in contrapposizione alla tesi dei convenuti, tra l’altro il CODACONS aveva osservato come ai sensi del D.P.C.M. 23 aprile 1992 i limiti massimi di esposizione ai campi elettrico e magnetico a bassa frequenza (quelli generati dagli elettrodotti dell’ENEL) in ambienti in cui si trascorre parte significativa della giornata sono stati fissati, a quella data  in 100 uT.

L’insufficienza di questi limiti a proteggere l’uomo dai possibili rischi per la salute è stata negli ultimi anni messa in discussione da autorevoli studi anche di rilevanza internazionale, che hanno messo in evidenza l’aumento di leucemie, soprattutto infantili tra le popolazioni residenti in prossimità di tali sorgenti.

Il documento congiunto ISS-ISPESL (del 1997) evidenzia come valutazioni di tipo statistico portano ad assumere come valore di rischio il livello di 0,2 uT; indagini epidemiologiche importanti hanno raccomandato livelli inferiori a 1 uT .

Il Comune di Torino, sulla base di tali studi ha commissionato un censimento delle scuole elementari, asili, ludoteche, parchi giochi da cui risulterebbero a rischio oltre 170 siti per l’eccessiva vicinanza agli elettrodotti .

Sono passati meno di dieci anni dall’adozione di quei limiti che si assumevano idonei a tutelare la popolazione ed i valori sono stati drasticamente ridotti: da 100 a 0,2 uT.

L’errore sta, come vorrebbe il mondo dell’industria  nell’applicare all’incertezza scientifica circa gli effetti nocivi delle onde elettromagnetiche lo stesso criterio, utilizzato in passato per altre sostanze nocive, vedi ad es. per l’amianto,  in omaggio agli innegabili vantaggi economici che derivano dal suo impiego.

E’ notorio come l’utilizzo di tale sostanza, nonostante gli allarmanti appelli di alcuni studiosi, si sia rapidamente diffuso negli anni 50-70 e come, dopo aver contato  gli ammalati, le persone decedute perchè esposte professionalmente e non (i grandi numeri che una parte della scienza rivendica per sostenere la pericolosità dei CEM) solo allora, nel 1992 la fibra è stata messa al bando.

Ma questo approccio fortunatamente è ormai  consegnato alla storia.

Le norme nazionali ed internazionali ci impongono approcci diversi. Il principio di precauzione, di prevenzione, il principio di un elevato livello di tutela, il principio dello sviluppo sostenibile ed il principio dell’informazione sono i temi del nostro tempo (cfr. A. Poastiglione, I grandi temi del nostro tempo: l’ambiente nel Trattato di Maastricht in Diritto e giurisprudenza agraria, 1998, fasc. 2, I, pag. 69).

3) La tutela del diritto costituzionale alla salute: il rischio attuale e concreto della lesione del diritto del ricorrente. L’assenza di strumenti  idonei a censire le sorgenti e a contenere i livelli di esposione giustificano ulteriormente il dovere di precauzione.

Quando le conclusioni scientifiche sono di assenza di certezze negative ed al contrario autorevoli studi mettono in evidenza la pericolosità dei campi elettromagnetici per l’uomo, non vi è dubbio, come correttamente ha riconosciuto il Giudice unico di questo Tribunale che sussistono il fumus boni iuris ed il periculum in mora per la concessione del provvedimento cautelare.

L’imposizione di un limite normativo massimo per le radiazioni cui è esposta la popolazione urbana, non è sufficiente per esaurire l’adozione di una effettiva “politica cautelativa che individui obbiettivi di qualità” correlati alla esposizione permanente. L’imposizione di un limite massimo di riferimento funziona soltanto se essa è integrata dalla pianificazione di strumenti di prevenzione e controllo. In questo senso, il Tribunale di Torino, individua l’orientamento della legge quadro elettrosmog, che negli articoli 4 e 7 impone la costituzione di un catasto nazionale al fine di stimare i livelli dei campi medesimi nell’ambiente.

D’altra parte, il Tribunale osserva che mancano allo stato attuale strumenti che in attuazione del principio precauzionale tendano a ridurre il valore efficace del campo elettromagnetico di ogni emittente in zona urbana, al livello minimo necessario per ricevere in modo soddisfacente il segnale (pochi millesimi di V/m) e quindi risulta ulteriormente giusitificato il dovere di precauzione solennemente affermato e la cui applicazione concreta invoca il ricorrente.

Non si tratta, peraltro, di un pericolo presunto, perchè valutato in prospettiva futura, che il Giudice avrebbe posto a base del suo provvedimento. Il rischio è concreto ed attuale, l’impossibilità di gestire in maniera propositiva e premiale le fonti inquinanti per l’assenza di strumenti, rende maggiore il rischio per la stessa possibilità, che il rischio aumenti in modo non previamente controllabile a livelli superiori a quelli normativamente vigenti e, a fortiori ratione, superiori a quelli ritenuti critici da diverse normative regionali e comunali italiane (3V/m).

In altri termini, il rischio per la salute del ricorrente è attuale e provato; l’assenza di strumenti idonei a minimizzare l’esposizione (che come il Giudice ha osservato è tecnicamente possibile senza con ciò impedire il servizio di telefonia mobile) tra cui strumenti  che mettano in grado di calcolare in modo affidabile i livelli di campo elettromagnetico generati dalle diverse sorgenti, determina necessariamente un aggravamento del grado di probabilità del rischio per la salute del ricorrente in prospettiva futura, ma non fa certamente venir meno quello attuale e già riconosciuto.

*** * ***

In buona sostanza, il Tribunale di Torino ha riconosciuto che il diritto dell’OMNITEL (e del Condominio in relazione al vantaggio economico derivante dal contratto  concluso con quest’ultima per la locazione del tetto ai fini dell’installazione della stazione radio base ) non è un diritto di pari valore di quello del ricorrente.

Il diritto costituzionale del ricorrente è prevalente; di fronte alla probabilità che gli agenti inquinanti derivanti dall’attivazione della stazione radiobase che l’OMNITEL ha installato sul tetto e che sovrasta la sua dimora, possano pregiudicare il suo stato di salute, anche per un solo giorno o una sola ora, il diritto dei covenuti non può che cedere il passo.

Mentre l’OMNITEL può esercitare la sua libertà in altri modi ad es. trovando un altro sito o facendo roaming e le conseguenze per la stessa non saranno che in termini economici di maggior spesa, al ricorrente in difetto della tutela invocata, non resterebbe che scegliere tra accettare il rischio di aggravarsi (ancora nell’ ordinanza ....il ricorrente ha documentato d’essere affetto da malattie che, secondo una plausibile ipotesi per qualsiasi lavoro scientifico in campo epidemiologico lo rendono particolarmente “sensibile” agli effetti biologici delle radiazioni elettromagnetiche...) rischio attuale e concreto in base alle risultanze della perizia (anche se di grado molto basso come si esprime il CTU) o lasciare la sua casa per evitare l’esposizione alle onde elettromagnetiche,   il che sarebbe un sacrificio altrettanto grave ed ingiusto di un altrettanto costituzionalmente garantito suo diritto.

 Il Tribunale è in questa sede è Giudice del diritto alla salute, e deve  verificare (come è stato fatto) se il timore del ricorrente circa il pericolo per la sua integrità psico-fisica è fondato.

Una volta accertato il rischio per la salute, gli interessi di cui sono portatori le altre parti in causa, rappresentano mere eccezioni che per poter essere prese in considerazione, per essere meritevoli di accoglimento,  devono essere di pari grado o superiore agli interessi di cui è portatore il ricorrente il che evidentemente non è.