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Pubblicità ingannevole: quali strumenti di tutela per il consumatore

 

Come può un consumatore difendersi dagli effetti negativi di certi messaggi pubblicitari che, facendo ricorso a contenuti non veritieri, finiscono per condizionare subdolamente il comportamento economico dei destinatari, orientandone le abitudini di consumo verso un determinato prodotto?

La risposta a questo interrogativo è, ora, più rassicurante di quanto non fosse prima dell’attuazione nel nostro Paese della Direttiva Comunitaria 1984/450 (avvenuta con il Dlgs. 74/1992), la quale da una definizione di pubblicità ingannevole e dei comportamenti attraverso cui essa può esplicarsi, fornendo anche i rimedi per eliminare gli effetti distorsivi sulla libera concorrenza fra le imprese e sulla libertà di scelta economica dei consumatori.

Innanzitutto la pubblicità deve essere palese, veritiera, corretta e trasparente.

Pubblicità è qualsiasi forma di messaggio che sia diffuso, in qualunque modo (ad esempio anche attraverso le etichette apposte sui prodotti),  per promuovere la vendita di beni e deve considerarsi ingannevole quando in qualsiasi modo, anche attraverso la sua presentazione, induca in errore le persone alle quali è rivolta oche essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico.

Come valutare se una pubblicità sia, per definizione, ingannevole?

 Occorre comparare il contenuto del messaggio con le caratteristiche dei beni o servizi (disponibilità, natura, composizione, metodo e data di fabbricazione, usi, descrizione, quantità, origine geografica o commerciale, i risultati che si possono ottenere con il loro uso o i risultati di prove o controlli effettuati su tali beni o servizi), al prezzo (come viene calcolato), alle condizioni alle quali i beni sono forniti e, infine, alle categorie di appartenenza e ai diritti dell’operatore pubblicitario ( diritto di proprietà industriale come brevetti o marchi). Se ricorre una o più di una di queste caratteristiche la pubblicità è fuori legge.

La pubblicità deve essere trasparente, cioè chiaramente riconoscibile come tale anche utilizzando accorgimenti grafici che la rendano di evidente percezione e non permettano la confusione con altri messaggi non pubblicitari (ad esempio bollettini di pagamento, fatture e altro).

I termini garanzia e garantiti possono essere utilizzati, ma in modo trasparente, indicando con chiarezza, contenuti e condizioni della garanzia.  La pubblicità subliminale è vietata.

E’ altresì ingannevole la pubblicità di prodotti omettendo di indicare la pericolosità per la salute e la sicurezza dei consumatori un esempio di moda, la pubblicità di elettrostimolatori senza indicazione di divieto d’uso da parte di cardiopatici,  soggetti ipertesi, gestanti ecc.).

Cosa fare quando si ritiene che una pubblicità sia ingannevole?

Basta armarsi di carta e penna e inviare (meglio se con raccomandata con avviso di ritorno) una denuncia all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - Via Liguria, 26, 00187 Roma, magari allegando il ritaglio di giornale, il depliant, il volantino, il manifesto pubblicitario o indicando l’ora  e il canale televisivo o radiofonico o il sito web mediante il quale il messaggio è stato veicolato.

L’Autorità, dopo apposita istruttoria, può decidere di vietare di portare a conoscenza (se non ancora diffusa) o di continuare a diffondere la pubblicità ritenuta ingannevole, disponendo eventualmente la pubblicazione della pronuncia per estratto e di una dichiarazione modificativa dell’operatore pubblicitario, così da impedire che l’effetto ingannevole continui ad agire. Se l’operatore non si adegua rischia fino a tre mesi di arresto e fino a 2582 Euro di ammenda.

Il Codacons Piemonte è da sempre attento e vigile su questo fronte e ha già investito numerose volte l’Autorità Garante di denunce riguardanti messaggi ritenuti, spesso a ragione, ingannevoli.

Per esempio, importanti pronunce favorevoli sono state ottenute recentemente contro alcuni centri estetici della catena Ideal Line, per aver pubblicizzato un sistema di dimagrimento a dir poco ‘miracoloso’ (capace di far perdere fino a 5 kg in una settimana!!!), solo con sedute di fotocromoterapia (metodo che combina luce e colori) attraverso uno specifico  macchinario, senza fatica o diete impossibili, senza ginnastica o inutili rinunce.

L’Autorità ha vietato l’ulteriore diffusione di questi messaggi perché l’asserita efficacia del sistema e la perdita consistente di massa grassa erano in realtà subordinate all’osservanza di indicazioni alimentari prescritte al paziente fin dalle prime sedute, ma che non venivano menzionate dagli operatori pubblicitari. Tale omissione e il ricorso ad affermazioni del tipo “senza ginnastica, senza fatica e senza stress” risultava infatti fuorviante e alimentavano l’aspettativa, mal riposta, che il risultato promesso dipendesse solo esclusivamente dal trattamento estetico, nel quale il cleinet  -secondo i contenuti del messaggio -  avrebbe avuto solo un ruolo passivo.

Rivolgiamo perciò un invito a tutti i consumatori a segnalarci le pubblicità che appaiano ingannevoli, così che potremo girare la segnalazione all’Autorità Garante.