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LA TUTELA DEL CONSUMATORE NEI CONTRATTI NEGOZIATI FUORI DEI LOCALI COMMERCIALI E NELLE VENDITE A DISTANZA.

 

 

A chi di noi non è mai capitato di ricevere la visita di qualche gentile personaggio, che con modi educati e suadenti propone l’ultimo ritrovato della tecnologia nel settore delle macchine da cucire, o un innovativo e convenientissimo abbonamento telefonico, o ancora una superaggiornata enciclopedia multimediale magari abbinata ad un potentissimo PC utile per i figli che studiano… e il tutto ad un prezzo vantaggioso ed irripetibile!!?

Ad altri sarà invece accaduto di essere fermati per la strada da gentili signorine che, con l’intento dichiarato di voler fare una semplice intervista sulle abitudini di lettura o sulle preferenze musicali, propongono in realtà un interessante abbonamento a qualche rivista o società di servizi.

 In questi ed in altri casi simili, alcuni ringraziano per l’interessamento ma rifiutano la proposta, molti altri invece accettano l’offerta, e tra questi ultimi non sono pochi, purtroppo, quelli che se ne pentono.

 Il Codacons, con questa scheda, intende fornire ai consumatori interessati un utile vade mecum sul diritto di recesso in ambito di “contratti negoziati fuori dei locali commerciali”.

  Cosa dice la legge

 Il contratto ha forza di legge tra le parti. Non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge (art. 1372 cod. civ.).

Questo significa che nel nostro ordinamento, le parti che hanno concluso un contratto sono vincolate al rispetto degli accordi ivi contenuti e non possono pertanto, di regola, recedere liberamente se non con un nuovo accordo in tal senso.

Conseguenza pratica di questa norma (basilare per una società fondata sull’autonomia contrattuale), è il rifiuto che si sente opporre chi,      avendo cambiato idea per ragioni estranee alla conformità dell’oggetto, torna dal venditore chiedendo di poter restituire il bene e riavere i propri soldi.

Naturalmente, una clausola che preveda il diritto di recesso, può essere volontariamente inserita in un contratto, ed è per questo, che alcuni centri commerciali consentono ai propri clienti di restituire entro un certo termine un bene precedentemente acquistato ottenendo la restituzione del  proprio denaro.

 In alcuni casi particolari, tuttavia, è la stessa legge a prevedere che sia obbligatoriamente inserita nel contratto una clausola che garantisca al contraente più debole il diritto di recesso.

 Rientrano in uno dei casi particolari gli esempi con cui abbiamo iniziato questa trattazione, e cioè i cosiddetti “contratti negoziati fuori dei locali commerciali”, la cui disciplina, contenuta nel Decreto Legislativo n° 50 del 1992, riconosce al consumatore sette giorni di tempo per esercitare il diritto di recesso.

 

Analizzando più da vicino il contenuto di questa legge occorre precisare che:

 

·        il presente decreto si applica ai contratti tra un operatore commerciale ed un consumatore, riguardanti la fornitura di beni o la prestazione di servizi;

·        per consumatore si intende la persona fisica che agisce per scopi non riferibili all'attività professionale eventualmente svolta;

·        l'operatore commerciale deve informare il consumatore del diritto di recesso di cui all'art. 4 del decreto;

·        l’informazione deve essere fornita per iscritto nella cosiddetta “nota d’ordine” che deve essere consegnata al consumatore in copia con l’indicazione del luogo e della data della sottoscrizione;

·        devono essere indicati i termini, le modalità, il soggetto e il luogo cui inviare la comunicazione di recesso;

·        l’informazione errata o incompleta comporta il prolungamento del termine per l’esercizio del recesso a 60 giorni.

 

Che fare?

Chiunque, avendo firmato un contratto in una delle circostanze sopra descritte o in altre analoghe, dovesse, per qualsiasi ragione, cambiare idea, deve comunicarlo al venditore, entro sette giorni, tramite raccomandata con avviso di ricevimento o mediante telegramma o telex, confermati, entro le 48 ore successive, da una missiva scritta.

Questo termine decorre dalla data di sottoscrizione della nota d’ordine di cui sopra, o dalla data di ricevimento della merce (che va restituita entro lo stesso termine); il diritto di recesso è irrinunciabile ed è nulla ogni pattuizione in contrasto con le norme di legge.

 

Per fornire un più ampio panorama delle opportunità di recesso in relazione alle diverse situazioni contrattuali, e ad integrazione e completamento di quanto finora descritto, è necessario porre l’attenzione sul D. Lgs. n°185 del 1999 in tema di contratti a distanza; si applica ai contratti aventi per oggetto beni o servizi, conclusi tra un fornitore ed un consumatore, con l’impiego di tecniche di comunicazione a distanza quali la televendita, la posta elettronica, il telefono, la pubblicità stampa con buono d’ordine, ecc…

Anche questa norma, come il D. Lgs. 50/1992, prevede l’obbligo di informazione sul diritto di recesso che deve essere esercitato entro dieci giorni dalla firma del contratto o dal ricevimento della merce.

 

In conclusione, ribadito il consiglio di non firmare mai niente a meno che non si sia davvero consapevoli delle conseguenze e degli effetti giuridici della sottoscrizione (informazioni che raramente si ricavano dalle parole dei venditori, ma molto più spesso dall’attenta analisi delle miniaturizzate condizioni di contratto), invitiamo coloro che dovessero avere dubbi in materia a rivolgersi tempestivamente a persone di fiducia o alle associazioni dei consumatori.   

 

 

Federico Pepe – Codacons Piemonte