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RESOCONTO SUI PROCESSI CRACK  PARMALAT

I° TRONCONE: TANZI & C.

 

28 SETTEMBRE 2005

Milano, ieri si è aperto il processo che vede imputato Tanzi ed altre 18 persone per aggiotaggio, false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza. è il primo di una serie destinata a far luce sul fallimento dell'ex colosso agroalimentare, crollato nel dicembre del 2003 sotto il peso di un debito da 14,4 miliardi di euro.

La fase dell'udienza preliminare si è chiusa a fine giugno, dopo otto mesi, con il rinvio a giudizio di 16 indagati e 11 patteggiamenti di alcuni dei maggiori protagonisti del crack Parmalat  , dall'ex direttore finanziario del gruppo Fausto Tonna (due anni e mezzo) al figlio di Tanzi, Stefano (un anno e 11 mesi). In quella fase sono stati ammessi come parti civili tutti i risparmiatori che, da soli o con il contributo di varie associazioni dei consumatori, fra le quali il Codacons, avevano fatto domanda il 5 e 29 ottobre 2004.

Quella di ieri è stata principalmente un’udienza tecnica, necessaria per raccogliere le numerose richieste di costituzione di parte civile presentate. Il 2 e il 6 dicembre vi saranno altre discussioni sulle parti civili mentre il 19 dicembre si stabilirà chi sarà ammesso e chi no.

2 DICEMBRE 2005

Gli avvocati difensori di alcuni indagati hanno chiesto l’estromissione di Parmalat Finanziaria, Consob e Bank of America dalla costituzione in parte civile. In particolare, secondo Giampiero Biancolella, uno dei legali di Calisto Tanzi che avrebbe chiesto l’estromissione di Bank of America, l’istituto non poteva non conoscere l’operato dei suoi 3 dipendenti indagati. Il 6 dicembre è fissata l’udienza in cui il pm esaminerà le eccezioni presentate dai legali.

6 DICEMBRE 2005

Durante l’udienza nel processo per aggiotaggio in corso a Milano, il pm Francesco Greco ha ribadito che i veri soggetti danneggiati sono i risparmiatori. In particolare, Greco ha sottolineato come Deloitte e Bank of America, nel tentativo di difendersi abbiano praticamente dipinto i risparmiatori come “biechi speculatori rispetto a loro, anime innocenti”. L’udienza era dedicata alle controrepliche degli avvocati delle parti civili tra cui Consob, Parmalat Finanziaria, Confconsumatori e il comitato risparmiatori del Sanpolo Imi. Venerdì scorso infatti, gli avvocati dei 19 imputati nel processo tra cui Calisto Tanzi, Deloitte e Bank Of America, hanno presentato opposizione alla costituzione delle parti. Durante l’udienza è stato precisato che a partire dal 2000, Deloitte ha garantito le emissioni di bond Parmalat dopo aver certificato i bilanci e le banche, nel corso del 2003 si erano coperte dal rischio con strumenti derivati e garanzie assicurative, cosa che i risparmiatori non potevano certo fare.

30DICEMBRE 2005

Il presidente della prima sezione penale del Tribunale di Milano,  Luisa Ponti, in merito alla costituzione delle parti civile nel processo milanese, relativo al crac Parmalat, ha accolto tutte le richieste di  costituzione di parte civile presentate dai risparmiatori (che ancora non sio erano costituti all’udienza preliminare dell’ottobre 2004). Il processo è stato rinviato al 12 gennaio, data in cui verranno esaminate alcune questioni tecniche tra cui quella sulla competenza territoriale.

12 GENNAIO 2006

Ieri, si è tenuta a Milano l’udienza del processo contro Tanzi e altri 18 imputati, al termine della quale il giudice ha rinviato il tutto al 24 gennaio. I legali dell’ex patron della Parmalat hanno ribadito che la competenza, anche per l’ipotesi di aggiotaggio, spetta al Tribunale di Parma che già indaga sul reato di bancarotta fraudolenta. L’avvocato difensore di Bank of America è della stessa opinione e ha dichiarato che “nella richiesta di rinvio a giudizio dei pm di Parma gli inquirenti parlano di bancarotta per delinquere finalizzata anche all'aggiotaggio, che è il reato per cui si indaga a Parma”. Durante l’incontro dedicato alle questioni preliminari, Calisto Tanzi ha presentato nuovamente richiesta di patteggiamento a due anni e mezzo.

24 GENNAIO 2006

I pm si sono opposti all’eccezione sollevata dalla difese di spostare il processo in corso al Tribunale di Parma, ove sono in corso altre indagini, prossime al giungere ad un rinvio a giudizio.

31 GENNAIO 2006

Le parti civile hanno discusso sulle eccezioni sollevate dalle difese degli imputati, opponendosi anche esse all’eccezione di incompetenza territoriale.

7 FEBBRAIO 2006

Il processo relativo al crac Parmalat per aggiotaggio, ostacolo alla Consob e falso resterà a Milano. Così hanno deciso il Collegio di giudici del Tribunale di Milano, presieduto dalla dott.ssa Luisa Ponti,  rigettando le diverse eccezioni di incompetenza territoriale.

14 FEBBRAIO 2006

Si apre il dibattimento con la richiesta di prove delle parti. Il presidente della Consob Lamberto Cardia e l'amministratore delegato di Parmalat Enrico Bondi sono stati citati come testi dalla Procura.

28 FEBBRAIO 2006

Enrico Bondi, nella sua deposizione presso il Tribunale di Milano, ha descritto le modalità con cui Parmalat sarebbe stata tenuta artificialmente in vita nonostante lo stato di dissesto in cui si trovava. L’amministratore ha dichiarato: “E’ fuori dubbio che le banche fossero a conoscenza della reale situazione di Parmalat”. Gli istituti quindi, in particolare Bank Of America che aveva rapporti molto stretti con l’azienda, non potevano non sapere perché come ha raccontato Bondi, “bastavano semplici confronti tra il livello del debito segnalato dalla centrale dei rischi e il debito a bilancio” dal quale sarebbero emerse differenze pari a 684 milioni nel 1997, oltre un miliardo nel 2001 e 1,084 miliardi a fine 2002. Se a queste somme si aggiungono le emissioni obbligazionarie si arriva a una discrepanza di oltre 4 miliardi tra i conti dichiarati e la situazione reale nel 2001. Per Bondi inoltre, le banche italiane sono state impegnate “in prevalenza in operazioni di finanza ordinaria, anticipo su fatture attive, Riba”. Riguardo all’operato delle società di revisione Deloitte e Grant Thornton, l’attuale numero uno ha ricordato che l’azienda consegnava ad esse documenti falsi senza incontrare particolari difficoltà, Parmalat addirittura “si stampava i conti correnti”. Sempre dalla deposizione è emerso che si ricorreva ai bond solo per mantenere in piedi il gruppo artificialmente, l’ex commissario ha infatti risposto al pm che gli chiedeva se fossero giustificabili le emissioni di bond per 7,7 miliardi di euro: “Non era razionale, i bond erano costosi rispetto ai tassi pagati sulla liquidità”.
Secondo quanto emerge dalla relazione del consulente tecnico della Procura, Stefania Chiaruttini, che verrà anche chiamata a deporre in aula, ha segnalato le stime della Bce secondo la quale i credit default swap usati dalle banche cioè le “polizze finanziarie” a copertura del rischio di fallimento della Parmalat erano pari a 7 miliardi di euro, ciò dimostra la percezione del rischio da parte degli enti creditizi, nonostante fino a pochi giorni prima del crac Parmalat avesse un rating a livello investment grade (BBB-).

7 MARZO 2006

E' stato aggiornato al prossimo 14 marzo l'udienza del processo Parmalat che ha visto oggi deporre l'amministratore delegato di Collecchio, Enrico Bondi, assieme all'ex patron di Parmalat, Calisto Tanzi, imputato insieme ad altre 20 persone per aggiotaggio. Davanti ai giudici, le prime parole di Tanzi sono state rivolte agli azionisti ai quali, ha detto, ''chiedo perdono, un perdono che non elude le mie responsabilità che invece mi assumo. Ma la mia Parmalat - ha aggiunto - non era e non doveva diventare quella che è stata definita una grande truffa''. ''Intendo ripercorrere le tappe di quello che per me è stato un sogno che si è poi infranto'', ha continuato l'ex patron di Parmalat nel corso delle sue dichiarazioni spontanee rese per ricostruire gli avvenimenti finanziari del Gruppo dagli anni '80 fino al crac del 2003. Ma per farlo, ha spiegato ai giudici, ha avuto bisogno di una traccia scritta per superare ''l'emozione e la tensione''. ''Solo nei mesi scorsi - ha affermato - ho capito lo scopo delle reali finalità di operazioni messe in atto da Parmalat sotto la guida di istituti di credito e di banche d'affari internazionali''. Quello con gli istituti di credito è stato ''un rapporto drogato''. Tanzi ha ricostruito i vari passaggi che portarono alla quotazione in Borsa del gruppo di Collecchio e a questo proposito ha dichiarato che ''a seguito delle quotazioni le banche iniziarono a proporre le prime operazioni di finanza strutturata. Io non le ho mai comprese e credo non le abbia capite neanche Fausto Tonna'', ex direttore finanziario del Gruppo. Insomma, ''erano le banche d'affari ad inseguirci malgrado i bilanci non fossero il massimo della trasparenza''. Ed ha ammesso anche che per sua ''incapacità'' ha ''trascurato la finanza della mia Parmalat'' curando solo il lato industriale. E ancora. ''Non ho mai saputo che i nostri bond fossero venduti a man bassa ai risparmiatori e lotterò fino alla fine per fare sapere questa verità. Questa responsabilità io non ce l'ho'', ha sottolineato. Queste ''banche d'affari e istituti creditizi - ha continuato Tanzi - ci consideravano junk ma ci vendevano come investment grave''. Tanzi ha chiuso il suo intervento chiedendo perdono ai figli ai quali, ''nel 2003, quando ho capito che la famiglia doveva fare un passo indietro, ho chiesto di prestare la loro fidejussione compromettendo anche il loro futuro''. Prima delle dichiarazioni di Tanzi, l'amministratore delegato di Parmalat Enrico Bondi ha risposto all'avvocato della difesa. ''Ho fatto una circolare invitando chiunque a non distruggere documenti'', ha dichiarato l'ex commissario straordinario del Gruppo raccontando di aver emesso la circolare in seguito a notizie di stampa, e di aver anche invitato Stefano, figlio del patron Tanzi, ad allontanarsi. ''Era un fenomeno allarmante. Per quanto ne so io era accaduto anche prima che noi arrivassimo'', ha aggiunto. E comunque ''abbiamo fatto tutto quello che era possibile per recuperare dati dal back up, al di là dei documenti ufficiali''. Poi ha parlato delle falsificazioni. ''La centrale era sicuramente a Collecchio'', ha detto Bondi. Durante un confronto a tratti nervoso con l'avvocato Amodio, l'ad ha continuato affermando che ''non c'è dubbio che chi ha fatto queste falsificazioni era personale di Parmalat e i massimi dirigenti del gruppo''. Quindi l'accusa a Fausto Tonna, ex direttore finanziario, di essere il ''dominus delle operazioni di falsificazioni''. Nella sua deposizione Bondi ha fatto anche un'ipotesi dell'ammontare effettivo del buco di bilancio di Parmalat: "Siamo di fronte a un buco da 14 miliardi di euro".

14 MARZO 2006

Nella deposizione di ieri nel processo milanese per aggiotaggio, Stefania Chiaruttini, consulente della Procura di Milano, ha ricostruito il ruolo nel crac Parmalat di analisti e società di revisione. Secondo la Chiaruttini, banche e revisori avrebbero messo in atto una serie di falsi che sostanzialmente si possono dividere in 3 tipologie: i falsi materiali, le irregolarità formali e le comunicazioni difformi rispetto alla situazione reale. Nel 1999 Grant Thornton mantenne la competenza sulla revisione dei bilanci di Parmalat spa e Bonlat ma l’incarico di revisore principale del gruppo passò a Deloitte. Per la consulente, anche con Deloitte "non viene effettuata nessuna analisi sostanziale del livello di indebitamento", né "alcun riscontro sulle operazioni fittizie ideate per eliminare i debiti in bilancio” ma soprattutto, Deloitte avrebbe emesso “delle confortanti lettere sui principali bond del gruppo". Questa “omertà” nel dichiarare la vera situazione dell’azienda sarebbe dovuta anche al timore dei revisori di perdere l’incarico come dimostra una email mandata da Adolfo Mamoli (Deloitte & Touche) alla partner brasiliana della Parmalat in cui scrive: “se facciamo la verifica (su Bonlat, considerata la discarica del gruppo di Collecchio) rischiamo di perdere l'incarico”. La consulente ha continuato dichiarando che la stragrande maggioranza degli analisti era in conflitto di interesse: “Nonostante i dubbi non cambiano giudizio, da un lato continuavano a fare domande, dall'altro continuavano a uscire con “buy” (compare). Con il vento, la tempesta, il sole dicono sempre la stessa cosa" e solo dopo l’8 dicembre tutti cambiarono idea, tranne Andy Smith (Citigroup). L’avvocato di Calisto Tanzi, Fabio Belloni, ha ricordato che non esiste il “tesoro di Tanzi” sfuggito alle indagini e il miliardo di euro che secondo la Chiaruttini mancherebbe all’appello risulterebbe perché “non sono state ricostruite le singole operazioni finanziarie che hanno portato a quelle uscite. Non esiste un problema di fondi in giro per il mondo, ma di individuare le operazioni fatte”. Stefania Chiaruttini, domani sosterrà il controesame dei legali degli imputati. Il 28 marzo, invece, verranno sentiti gli ex contabili della Parmalat Gianfranco Bocchi e Claudio Pessina.

 

16 MARZO 2006

Dal 2003 si trasferisce il rischio del titolo Parmalat dagli istituzionali alla clientela retail, ovvero sui risparmiatori. E' questa una delle verità della consulente dei pm, Stefania Chiaruttini, emersa all'udienza del processo Parmalat per aggiotaggio in corso a Milano. Oggi la consulente ha risposto alle domande dei difensori degli imputati, tra i quali Gianpiero Biancolella e Fabio Belloni, che rappresentano l'ex patron Calisto Tanzi. Intanto c'é attesa per la prossima puntata del processo, il 28 marzo, quando è in calendario la testimonianza dell'ex direttore finanziario di Collecchio, Fausto Tonna. Il tribunale ha in programma di sentire anche i due ex contabili, Claudio Pessina e Gianfranco Bocchi.

L'udienza di oggi è stata tutta dedicata alle domande alla Chiaruttini da parte degli avvocati. "A un certo punto - ha detto la consulente rispondendo sull'andamento del titolo Parmalat nel 2003 - come emerge da una precisissima relazione di Borsa Italiana, gli operatori che lavorano solo con gli istituzionali cominciano a dismettere, mentre comprano gli operatori che lavorano con la clientela retail", cioé con i risparmiatori.

"Da marzo a settembre 2003 - prosegue la consulente - gli operatori vanno lunghi. Il mercato ridà fiducia al titolo, ma intanto ha scaricato dagli istituzionali al retail. Questo fino ad agosto, quando gli operatori cominciano ad andare corti, cioé cominciano a vendere più di quanto non viene comprato".
Ancora una volta oggi è stata sottolineata la responsabilità delle banche. Rispondendo ai difensori dell'ex patron Calisto Tanzi, la Chiaruttini ha precisato: "Tutti i lead manager degli istituti bancari avevano accesso, senza alcun dubbio, alla centrale rischi di Banca d'Italia". In particolare, "Bank of America sapeva fino all'ultimo euro dei private placement che il gruppo aveva fatto".
Una curiosità: alla vigilia del crac c'era anche chi portava il caso Parmalat come un esempio di bilancio. Come ha sottolineato Luca Troyer, difensore di Luciano Silingardi (ex presidente del comitato di controllo della Parmalat), nel 2002, quindi alle soglie del default, la relazione 'Memento pratico' dell'Ipsoa-Francis Lefebreve, a cura di partner e professionisti della società Pricewaterhouse Coopers, menzionava proprio il bilancio Parmalat, assieme a quello di altre tre società, come esempio di bilancio consolidato. Di lì a poco il gruppo sarebbe fallito.

Qualche battuta dei difensori è stata dedicata anche al ruolo della Consob nel default di Collecchio. E' stato ancora una volta il difensore di Silingardi a sottolineare che dalla Commissione, prima del 2003, erano arrivati "solo due rilievi minimi sul gruppo". Ad esempio, alla richiesta della Consob di avere chiarimenti sugli emolumenti di singoli amministratori e sindaci, Tonna aveva risposto: "C'é la legge sulla privacy".

"In questo processo - ha ribattuto a margine il rappresentante legale della Consob, Emanuela Di Lazzaro - non a caso è stato configurato il reato di ostacolo alle funzioni di vigilanza svolte dalla Commissione. Non siamo stati messi in condizione di poter lavorare". E poi, ha ricordato la Di Lazzaro, è stata proprio la Commissione "a scoperchiare la pentola" sul crac.

28 MARZO 2006

Gianfranco Bocchi, ex capo contabile della Parmalat ha spiegato le modalità attraverso le quali l’azienda falsificava i conti. Secondo Bocchi, prima venivano redatti i bilanci con i dati reali e poi si facevano gli aggiustamenti necessari creando ad esempio contratti e conti correnti in realtà falsi. In pratica si prendeva il logo di alcune banche o società da Internet, si ricopiava un contratto vecchio e il tutto veniva stampato, poi, per dargli una maggiore parvenza di verosimiglianza, si faceva passare il contratto fasullo nella stampatrice del fax per poi far vedere questa copia a chi la richiedeva”. Per Bocchi, qualsiasi contabile avrebbe capito al primo sguardo che i conti non tornavano, soprattutto quelli delle attività sudamericane.

30 MARZO 2006

Durante l’udienza sono stati ascoltati diversi testimoni che con le loro dichiarazioni hanno contribuito a rafforzare le ipotesi degli inquirenti sulle responsabilità all’interno dell’azienda e sui meccanismi con cui le banche si rendevano complici del dissesto. Irene Cervellera, assunta nel 1999 come responsabile dei rapporti tra l’azienda, investitori e analisti, ha raccontato che i dati e le informazioni da divulgare all’esterno dovevano essere chiesti direttamente a Tonna e mai ad altri. Per quanto riguarda i comunicati, Calisto Tanzi e Tonna inserivano i dati da diramare ma a volte le richieste di chi cercava informazioni non venivano soddisfatte, soprattutto a pochi mesi dal crac quando si fecero più insistenti le domande degli investitori sulla liquidità dell’azienda, poi risultata inesistente. A questo proposito, la manager ricorda che un giorno le venne chiesto da personale esterno al gruppo una lista dettagliata dei bond ma Tonna rispose che “non rientrava nella strategia di comunicazione dell’azienda”. La Cervelleri si rivolse allora a Calisto Tanzi e per questo Tonna si infuriò con lei. L’ex segretaria di Tonna, Giorgia Bocchi ha parlato dei rapporti con gli istituti di credito e secondo quanto dichiarato ai magistrati le banche “proponevano le operazioni, erano loro a mandare le e-mail con le proposte di finanziamento da sottoporre a Tonna".

L’ex contabile della Parmalat, Claudio Pessina, condannato tramite patteggiamento a un anno di reclusione, ha raccontato un episodio accaduto domenica 21 dicembre 2003: quando oramai la situazione della Parmalat era esplosa l’ex direttore finanziario Luciano Del Soldato ordinò a Pessina di “distruggere a martellate il personal computer con la contabilità estera del gruppo”, l’ex contabile invece lo portò in Procura. Pessina ha inoltre confermato quanto avevano già detto altri testimoni riguardo al ruolo di Fausto Tonna ovvero che era lui a prendere le decisioni a livello di direzione aziendale. Sugli intrecci con le banche l’uomo ricorda che giravano Ri.Ba per 8 mila miliardi di lire all’anno ma le cambiali non avevano in realtà nessuna attività reale sottostante e nonostante ciò gli istituti non si allarmavano. Per l’ex contabile, l’attività dei revisori sembrava inesistente e racconta un episodio legato allo studio della Deloitte (a quel tempo consulente e non revisore di Parmalat Spa) sulle concessionarie: “un giorno venne da me una signora a chiedermi come funzionavano. Gliene parlai per due o tre ore, lei stese un rapporto e finì così".

11 APRILE 2006

E’ stato sentito Alberto Ferraris, direttore finanziario del gruppo subentrato a Fausto Tonna nel 2003, l’anno più critico per il gruppo di Collecchio. Secondo Ferraris, il passaggio di consegne tra lui e Tonna sarebbe durato 10 minuti, pertanto non poteva essere a conoscenza della reale condizione in cui versava l’azienda, situazione che tra l’altro non era desumibile dai conti visto che a suo parere il bilancio consolidato “andava benissimo” perché “in consiglio veniva presentato un bilancio certificato, visto e stravisto. A nessuno poteva venire in mente che ci fossero dei falsi”. L’ex direttore ha spiegato che i cda della Parmalat erano una semplice formalità in cui si leggevano le relazioni sul bilancio, si parlava di nuovi prodotti. Nei consigli non sarebbero mai state avanzate richieste di chiarimento sui bond da parte dei sindaci. A luglio però la Consob chiese dei chiarimenti e Ferraris cominciò a sospettare qualcosa. Solo a settembre, però, si accorse che i debiti non erano 7 miliardi di euro come dichiarato al mercato, bensì 14. Calisto Tanzi cercò di buttare acqua sul fuoco dicendogli che in realtà erano “solo” 8 miliardi, ma l’altro direttore finanziario, Luciano Del Soldato confermò i sospetti parlandogli di un debito pari a 11 miliardi di euro. Nonostante ciò, Ferraris non denunciò l’accaduto perché, come ha spiegato ai magistrati “avevo in mano solo un foglietto con la mia elaborazione, ma nessuna prova. Rischiavo di prendermi una causa per calunnia”. La prossima udienza del processo per aggiotaggio si terrà il 19 aprile, quando verrà ascoltato l’altro direttore finanziario, Luciano Del Soldato. I giudici dovranno inoltre decidere quando sentire Fausto Tonna, l’ex direttore finanziario che potrebbe far luce su altri aspetti del crac.

19 APRILE 2006.

Chi decideva era Calisto Tanzi e chi disponeva era Fausto Tonna con Gianfranco Bocchi". E' quel che ha spiegato oggi al processo sul crac Parmalat a Milano, Luciano Del Soldato, l'ex direttore finanziario di Collecchio, a proposito dell"aggiustamentò dei bilanci dell'azienda agroalimentare e di Bonlat. Del Soldato che l'anno scorso ha patteggiato davanti al gup milanese Cesare Tacconi un anno e 10 mesi di reclusione, come hanno fatto altri testimoni indagati di reato connesso, durante il suo interrogatorio ha cercato di scaricare le responsabilità principalmente sull'ex patron di Parmalat - imputato insieme ad altre 20 persone per aggiotaggio, falso dei revisori e ostacolo all'attività degli organi di viglianza - e su Tonna.

Del Soldato ha raccontato ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di aver cominciato a sapere delle attività fittizie utilizzate per coprire le perdite dopo la costituzione di Bonlat. "Più passava il tempo e più, tramite Bocchi, mi accorgevo - ha dichiarato - che c'erano operazioni sempre più fittizie" . Ed ha citato ad esempio la famosa vendita del latte in polvere a Cuba. "Bocchi - ha aggiunto - mi aveva già spiegato che Bonlat era una 'discarica'. Poi me lo disse anche Tonna in 35 secondi", quando diede le dimissioni nell'aprile del 2003. Del Soldato, che prima ebbe il compito di controllo di gestione e poi, a ridosso del tracollo, fu nominato direttore finanziario di Collecchio, ha spiegato : "Avevo chiesto a Bocchi - ha detto - di rappresentarmi un bilancio veritiero. Ma non sono mai riuscito a sapere come era un bilancio vero".

Oltre a descrivere come venivano redatti i comunicati stampa e la famosa conferenza stampa del 10 aprile 2003 in cui lui fornì dati "in parte non veritieri", e di quando ad agosto-settembre di quell'anno aveva saputo che "la liquidità non c'era e non c'era mai stata sul conto di Bank of America", ha parlato anche di Tanzi: "una figura per me talmente carismatica in cui credevo ciecamente per quanto riguarda la gestione dell'azienda", che per lungo tempo ha ritenuto non una multinazionale ma un'impresa "gestita in modo patriarcale dalla famiglia Tanzi". Del Soldato ha anche accennato di come la cessione del marchio Santal a Bonlat "era fittizia", mentre è entrato più nel dettaglio di quando a Collecchio arrivarono più richiesta di chiarire la situazione di Parmalat: "Non ci fu alcuna riunione per decidere una strategia. Calisto Tanzi - ha proseguito - mi disse: 'devi predisporre, per cio' che è di tua competenza, la risposta da dare". Ed è da Tanzi, ha continuato, che nel novembre 2003 "vengo ad apprendere della mancanza di liquidità nel fondo Epicurum". L'ex direttore finanziario ha inoltre affrontato, il capitolo che riguarda l'attività dei revisori ("non mi hanno mai fatto domande sui conti gestionali") e quello sullo swap Epicurum che doveva servire per 'aggiustare' "gli oneri finanziari del gruppo".

Quando poi dovette sostituire Ferraris e occuparsi anche della finanza "la situazione del gruppo Parmalat era gravissima, angosciante. Tanzi mi disse di prendere tempo, di non fare mosse azzardate e tentare di vendere titoli che avevamo in portafoglio. Principalmente i bond Nextra e Totta".
Del Soldato per recuperare liquidità per pagare il cosidetto bond dell'immacolata (quello che scadeva l'8 dicembre 2003') riuscì a vendere solo una parte del bond Nextra a Deutche Bank con una perdita, a suo dire, del 15 per cento. "Però non ero riuscito a raccogliere risorse sufficienti. - ha proseguito - Scese in campo Enrico Bondi, che allora era già presente in azienda come consulente tutto il giorno, che riuscì in poco tempo a trovare i 59 milioni che mancavano scontando crediti all'incasso e chiedendo un anticipo di credito iva all'erario".

L'ex direttore finanziario ha anche affermato di non aver dato alcun ordine di distruggere la contabilità di Bonlat, e ha ammesso di aver ricevuto un milione di euro su un conto a Montecarlo e un altro milione su un deposito bancario a Parma. "Sono soldi che ho messo a disposizione della magistratura", ha precisato. Il processo è stato aggiornato al prossimo 26 aprile.

26 APRILE 2006

Era convinta che tutto fosse regolare ma aveva anche "la certezza che il gruppo fosse gestito come cosa loro". Lo ha spiegato oggi Maria Martellini ex sindaco di Parmalat Finanziaria al processo a Milano per il crac dell'azienda di Collecchio nel quale, tra gli imputati, figura l'ex patron Calisto Tanzi. Arrivata come sindaco indipendente nel '99, Maria Martellini, citata come testimone, ha raccontato di come ha cominciato ''a svolgere la mia attività con gran tranquillità" e di come le sue richieste di chiarimenti, "normali domande per un sindaco", venivano "trattate alla stregua di atteggiamenti di irriverenza, quasi di insubordinazione". La testimone ha dichiarato di aver sempre avuto risposte "tranchant', del tipo "non ci faccia perdere tempo. L'interlocutore più difficile - ha aggiunto - era Fausto Tonna (ex direttore finanziario, ndr) che parlava di tutto, sapeva tutto e rispondeva di tutto".

"Per me questa è stata una vicenda orribile - ha continuato davanti ai giudici -. Non ho mai avuto il conforto di una presa di posizione di alcuno, in particolare del collegio sindacale che ha sempre taciuto". Ripercorrendo la sua esperienza come sindaco di Parfin che durò fino al 2002 in quanto non venne nominata, Maria Martellini ha anche detto che "la situazione era tale che tutto quanto c'era veramente non si poteva conoscere. Non c'erano gli strumenti per gestire con trasparenza". Oltre a ribadire più volte di essere stata oggetto di critiche da parte di Tonna e anche di Andrea Petrucci, l'ex direttore generale di Parfin, ("sono stata trattata in modo sgarbato e supponente"), alla domanda se mai le arrivarono telefonate la teste ha risposto: "Magari! Se avessi ricevuto delle minacce sarebbe stato meglio per me e anche per voi. Invece tutto si svolgeva all'interno delle riunioni". L'ex sindaco ha anche ricordato che nei consigli di amministrazione i consiglieri soprattutto quelli indipendenti "facevano molto poco" e ha anche affermato di non aver mai saputo di Bonlat la società che, dopo l'apertura dell'inchiesta, si rivelò la 'discarica' della multinazionale.
"All'epoca non avevo elementi per dubitare della regolarità dei conti ma avevo la certezza - ha continuato - che Parmalat fosse gestita come cosa loro". Frase che la testimone ha pronunciato riferendosi a Calisto Tanzi, Tonna e Petrucci.Il processo in corso davanti alla prima sezione penale del tribunale di Milano è stato aggiornato al prossimo 9 maggio. In quella data potrebbe essere sentito Tonna, l'ex direttore finanziario che ha già patteggiato la pena davanti al Gup Cesare Tacconi l'anno scorso.

9 MAGGIO 2006

Nella gestione di Parmalat «il potere decisionale lo aveva solo Calisto Tanzi»: parola dell'ex direttore finanziario della società parmigiana, Fausto Tonna, interrogato a Milano nell'ambito del processo sul crack finanziario da 14 miliardi dell'azienda di Collecchio. «Le decisioni strategiche - ha osservato nel corso dell'udienza - non sono state elaborate da Fausto Tonna ma da Parmalat Spa che aveva un presidente e un amministratore delegato. Il potere decisionale lo aveva solo Calisto Tanzi». Interrogato sulle operazioni di emissioni obbligazionarie Parmalat, Tonna ha precisato che «le operazioni di emissione del debito venivano decise da Calisto Tanzi».
Il processo è stato rinviato al 31 maggio.

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II° TRONCONE LE BANCHE STRANIERE.

1° MARZO 2006

Ieri, a Milano, è iniziata l’udienza preliminare del c.d. ‘2° troncone’ del processo penale sul crak della Parmalat, che vede le imputate per aggiotaggio e diffusione di notizie false al mercato 20 funzionari di banca e, come responsabili aministrativi, 5 banche estere (Ubs, Deutsche Bank, Nextra, City Bank e Morgan Stanley). L’udienza sarà celebrata avanti al GUIP Cesare Tacconi (lo stesso che nel 2004  fu chiamato a decidere sul rinvio a giudizio di Tanzi & C., nel primo troncone del processo Parmalat). Nella prima udienza preliminare migliaia di risparmiatori hanno presentato le loro richieste di costituzione di parte civile. Il processo è stato rinviato al 24 marzo, quando il GUP deciderà sulle eccezioni sollevate dalle parti, tra le quali quelle avanzate dai difensori  di  Ubs, Deutsche bank e Morgan Stanley che hanno chiesto la traduzione degli atti nella loro lingua poiché il loro rappresentante legale non comprende l'italiano.

24 MARZO 2006.

Il processo è stato rinviato al 31 maggio 2006. Il g.u.p. Cesare Tacconi ha, infatti, deciso di accogliere la richiesta delle difese delle cinque istituzioni finanziarie (Ubs, CitiBank, Deutsche Bank, Morgan Stanley e Nextra) e tradurre in inglese alcuni atti processuali.
Il GIP ha dichiarato non luogo a provvedere in ordine alle eccezioni di incompatibilità sollevate dalle difese delle stesse banche. Inoltre, ha dichiarato la nullità dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare nei confronti di DEUTSCHE BANK AG London, la nullità della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di UBS Limited e MORGAN STANLEY & Co INTERNATIONAL LTD, e ha disposto la separazione dei procedimenti limitatamente alle posizioni di UBS e MORGAN STANLEY e la restituzione degli atti al PM disponendo che la notifica dell'avviso dell'udienza preliminare e della richiesta di rinvio a giudizio vengano tradotti in lingua inglese e così notificati al legale rappresentante Simon Dodds di DEUTSCHE BANK AG London, ritenuta la necessità ed opportunità della trattazione unitaria del procedimento nei confronti di DEUTSCHE BANK AG London dei restanti imputati.