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21/10/2004

AL PROCESSO PRIMI TESTIMONI. QUESITO: SI POTEVA EDIFICARE SU UN CIMITERO?
Incognita ossa sull’Atc

di Emma Camagna

ALESSANDRIA. Il palazzo Atc di piazza S. Maria di Castello edificato su un antico cimitero di cui sono stati fatti sparire i reperti. Dove sono finiti capitelli, formelle, ossa umane e l’altro materiale venuti alla luce nel febbraio 2003, all’atto della demolizione del vecchio edificio? Della scoperta dei reperti ha parlato ieri pomeriggio in tribunale Giorgio Hanau, teste al processo per il presunto abuso edilizio che nel luglio scorso portò al blocco del cantiere. «Li ho visti e fotografati da casa mia, ma nè io nè altri sappiamo che fine hanno fatto». Il pm Enrica Bertolotto si è riservata di aprire, eventualmente, un’inchiesta penale per accertarlo e si è anche chiesta: si può edificare su un cimitero? La domanda resta per il momento senza risposta e il dibattimento prosegue. Prossime udienza 9 e 23 novembre, 7 e 17 dicembre. Sono imputati: Riccardo Sansebastiano, ingegnere dirigente del settore tecnico dell’Atc e titolare della concessione; Gianna Damonte, architetto, direttore dei lavori; Nicola Romano legale rappresentante dell’impresa cui era affidata l’opera. Li difendono Tino Goglino, Claudio Dal Piaz, Massimo Boggio e Franco Cortese. Cristina Giordano, Tiziana Sorriento, Giuseppe Oneglia e Carlo Traverso sono invece i legali delle parti civili: ammessi tre cittadini della zona (Vincenzo Cacioppo, Nicola Parodi e Giorgio Hanau), l’Associazione Amici di Rovereto e il Codacons. Il giudice Tiziana Belgrano ha motivato così la decisione: «Il danno ambientale è un’offesa alla persona umana come individuo e come società» (di qui la validità della costituzione del Codacons); «Il danno, patrimoniale e non, riguarda il diritto della personalità del sodalizio in relazione allo scopo perseguito» (l’Associazione Amici di Rovereto); che i singoli «in tema di costruzioni abusive in difformità dalla concessione sono riconosciuti come soggetti danneggiati» (Cacioppo, Parodi, Hanau). La difesa ha chiesto una perizia (il giudice s’è riservato) per stabilire se l’opera era di ristrutturazione urbanistica o edilizia e quindi soggetta o meno al piano di recupero. Hanau ha raccontato la lunga lotta sua e di altri per impedire la costruzione degli edifici (petizioni, raccolta firme, esposti, ricorsi al Tar). Sergio Kalcic, presidente dell’Associazione, ha aggiunto le perplessità maturate nel corso di questa vicenda a partire dalla «sospetta velocità di demolizione del vecchio edificio».